Letizia Moratti: «Non sono una lady di ferro: amo la vita»
La differenza tra avere visione ed essere visionari. Sì, perché i sogni non sono necessariamente frutto di astrazione e di fantasia, ma possono essere qualcosa di concreto; una meta, un’aspirazione, un impegno. Un’avvertenza in via preliminare per accostarsi al libro di Letizia Moratti «L’importanza di credere nei sogni» (Solferino editore), presentato ieri a Brescia nella sede dell’Università Cattolica con la rettrice Elena Beccalli e, a moderare, la direttrice del nostro quotidiano, Nunzia Vallini.
Dalla scuola a Expo
Per non lasciarsi fuorviare dal titolo, come chiarisce la stessa autrice, in dialogo con Francesca Bazoli ed Ettore Prandini: «Per me il sogno è desiderio di una realizzazione, che si intravede, ma di cui bisogna tracciare la strada. È ciò che mi ha guidato, ad esempio, nel mio compito di ministro all’Istruzione quando, partendo da un dato drammatico di dispersione, dovevo far rientrare a scuola quelle centinaia di migliaia di ragazzi che facevano fatica a studiare nei licei». Il riferimento è naturalmente alla riforma che reca il suo nome. Non sempre i sogni si avverano, tuttavia quel che conta, per Moratti, è «impostare» un percorso e farlo essendo animati da spirito di servizio. «Ho sempre cercato di capire quale contributo potessi fare in quel contesto, e in quel momento – racconta -; come potessi fare la differenza in un certo ambito». Così è stato per la grande, straordinaria sfida di Expo che, rileva Prandini, «ha portato Milano e l’Italia a giocare la sua partita su un tavolo internazionale ed è stato uno spartiacque, che ha affermato la centralità del cibo e dell’alimentazione a livello mondiale».
Sorprende, lo nota la direttrice Vallini, la versione inedita di Letizia Moratti che affiora dal volume: lei, ribattezzata la «Lady di ferro», la manager algida e determinata. «Perché ho deciso di raccontare la mia vita (e anche un pezzo di storia del Paese, ndr)? Non mi ritrovo nell’immagine che mi è stata attribuita. In realtà - confessa - sono solo timida e volevo condividere il mio lato personale, quello che ama la vita, il lavoro di squadra, stare gli altri. Non è stato facile». Un aspetto emerso in tutta la sua forza, nota Bazoli, nel suo legame con San Patrignano di cui è sostenitrice storica e co-fondatrice (assieme allo scomparso marito Gian Marco): «Se la incontrate in quel luogo, appare completamente diversa: solare, felice di vivere, pienamente appagata e risolta». E, in effetti, la comunità fondata da Vincenzo Muccioli è «famiglia allargata», dove si respirano i valori più profondi: solidarietà, dedizione, speranza e rinascita.
Impegno
Moratti incrocia nelle pagine la storia personale e l’impegno civile e politico (lunghissimo l’elenco delle cariche che ha ricoperto, da sindaco di Milano a presidente Rai, presidente del Consiglio di gestione di Ubi Banca e, oggi, al Parlamento europeo). Molti gli incontri («tutto nasce sempre da un incontro umano») e i retroscena raccontati per la prima volta. Ed anche la fatica, le difficoltà di una donna che, da sola e a sue spese, ha girato cinque continenti attivando o rilanciando relazioni internazionali di grande rilievo strategico. «L’importanza di credere nei sogni» non è libro che suggerisca una lettura lineare: procede per concetti chiave attorno ai quali costruire, di volta in volta, la narrazione. E, tra questi, come rileva la rettrice Beccalli, un posto speciale occupa la parola “alleanza”.
Una riflessione, un po’ amara, Letizia Moratti la rivolge all’Europa: «Deve recuperare il suo ruolo, che attualmente ha perso, con una governance vecchia e non coerente alle trasformazioni del mondo. L’Europa è nata per darci un progetto politico ed economico, che ci ha assicurato settant’anni di pace, ma oggi si trova a competere ad armi impari con le super potenze ed incapace di offrire risposte ai territori, alle famiglie, al tessuto produttivo. Ci sarebbe bisogno di riforme profonde e dovremmo riprendere il cammino interrotto verso una Costituzione europea».
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