GTA 6 è il videogioco più atteso di sempre: cosa c’è da sapere

A tredici anni dall’ultima uscita, «Grand Theft Auto VI» è vicino al debutto. Tra record, fughe di notizie, investimenti miliardari e un’attesa senza precedenti, Rockstar è pronta a mostrare il suo titolo più ambizioso
Cristiano Bolla
I protagonisti Jason e Lucia in un'illustrazione ufficiale
I protagonisti Jason e Lucia in un'illustrazione ufficiale

Da pochi giorni il mondo ha finalmente potuto vedere davvero uno dei videogiochi più attesi della storia. Ventisette minuti, presentati in anteprima su Netflix e poi diffusi da Rockstar Games anche sui propri canali, per mostrare «Grand Theft Auto VI» non più soltanto attraverso trailer costruiti per alimentare l’attesa, ma dentro il suo mondo, le sue strade e parte dei suoi sistemi di gioco. L’«Extended Look» pubblicato il 27 agosto è stata una vera e propria première globale, quasi cinematografica, così affollata da mettere in crisi i server di una piattaforma streaming, per un titolo che ormai da tempo ha superato i confini dell’industria videoludica.

«GTA VI» arriverà il 19 novembre su PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Saranno trascorsi più di tredici anni dall’uscita di «Grand Theft Auto V», pubblicato nel settembre 2013: un intervallo enorme persino per gli standard di produzioni sempre più lunghe e complesse. Nel frattempo il suo predecessore non è semplicemente rimasto in commercio, ma è diventato uno dei maggiori successi nella storia dell’intrattenimento: è il secondo videogame più venduto di sempre dopo il fenomeno Minecraft, con oltre 230 milioni di copie distribuite nel mondo, tre generazioni di console attraversate e un ecosistema online capace di tenere milioni di giocatori legati a Los Santos per più di un decennio.

È da qui che nasce una pressione probabilmente senza precedenti. «GTA VI» non deve soltanto essere un buon seguito, ma raccogliere l’eredità di un fenomeno che ha continuato a vendere quando intere generazioni di videogiochi nascevano, raggiungevano il successo e venivano dimenticate. Deve soddisfare chi aspetta da tredici anni una nuova storia, chi ha conosciuto la serie attraverso «GTA Online», chi cerca l’avanguardia tecnologica e chi pretende da Rockstar quella capacità di costruire mondi virtuali che negli ultimi venticinque anni ha segnato più volte il punto di riferimento dell’intero settore.

Quanto è costato

Anche le dimensioni economiche raccontano qualcosa di questa eccezionalità. Le stime circolate sulla stampa specializzata e internazionale collocano il costo complessivo del progetto almeno nell’ordine del miliardo di dollari, tra sviluppo e una produzione che coinvolge migliaia di persone. Non esiste però una cifra ufficiale comunicata da Rockstar o dalla controllante Take-Two, e quindi il primato di «videogioco più costoso di sempre» per ora è solo una suggestione virale.

Il protagonista Jason Duval
Il protagonista Jason Duval

Quel che è certo è che «GTA VI» rappresenta uno degli esempi più estremi raggiunti dal modello del videogioco blockbuster: anni di lavorazione, squadre enormi, tecnologia proprietaria, marketing globale e aspettative commerciali paragonabili ormai non a quelle di un singolo film, ma a quelle di un grande evento dell’industria dell’intrattenimento.

La storia

Per capire come si sia arrivati fin qui bisogna tornare al 1997. Il primo «Grand Theft Auto», sviluppato dalla scozzese DMA Design, proponeva città viste dall’alto nelle quali il giocatore poteva rubare automobili, lavorare per organizzazioni criminali e muoversi con una libertà insolita per l’epoca. Era graficamente rudimentale, provocatorio e già accompagnato da polemiche per il modo in cui trasformava furti, investimenti e omicidi in meccaniche di gioco.

Lucia Caminos
Lucia Caminos

La svolta arrivò nel 2001 con «Grand Theft Auto III». La New York ribattezzata Liberty City divenne un ambiente tridimensionale liberamente esplorabile e la formula dell’open world moderno trovò una delle sue espressioni più influenti. Un anno dopo «Grand Theft Auto: Vice City» trasformò una Miami immaginaria degli anni Ottanta in un impasto di criminalità, neon, musica pop e riferimenti al cinema gangster. Nel 2004 «Grand Theft Auto: San Andreas» ampliò ulteriormente la scala, mentre «Grand Theft Auto IV», nel 2008, scelse toni più cupi e realistici. Infine «Grand Theft Auto V», nel 2013, costruì intorno a Los Santos una satira della California e dell’America contemporanea destinata a sopravvivere ben oltre la sua campagna principale grazie a «GTA Online».

Vendite e polemiche

Oggi l’intero franchise ha superato i 470 milioni di copie distribuite. Ma la sua storia commerciale è inseparabile dalle controversie. «Grand Theft Auto» ha costruito parte della propria identità mettendo il giocatore nei panni di criminali e concedendogli una libertà che comprende rapine, sparatorie, inseguimenti e violenza contro altri personaggi. È stato accusato negli anni di glorificare la criminalità, di banalizzare la violenza e, in alcuni capitoli, di proporre una rappresentazione problematica delle donne. Nel 2005 «San Andreas» finì inoltre al centro del caso «Hot Coffee», quando venne scoperto nel codice del gioco del contenuto sessualmente esplicito non normalmente accessibile: negli Stati Uniti il titolo fu riclassificato e temporaneamente ritirato dagli scaffali in una vicenda che arrivò fino alla politica nazionale.

La satira

La provocazione, però, è sempre stata soltanto una parte della formula. Sotto la superficie volutamente eccessiva, i capitoli moderni della serie hanno costruito caricature feroci dell’America: consumismo, televisione, pubblicità, culto delle celebrità, ossessione per il denaro, politica, finanza e tecnologia. È anche per questo che «GTA VI» incuriosisce particolarmente. Rockstar deve ora raccontare un mondo profondamente cambiato rispetto al 2013, quando TikTok non esisteva, gli influencer erano un fenomeno ancora marginale e trasformare qualsiasi avvenimento quotidiano in un video potenzialmente globale non era ancora diventata un’abitudine collettiva.

La nuova storia

La sesta uscita è ambientata a Vice city
La sesta uscita è ambientata a Vice city

Il nuovo scenario è lo Stato immaginario di Leonida, evidente reinterpretazione della Florida, con Vice City al centro. Qui vivono Jason Duval e Lucia Caminos, i due protagonisti. Lei è appena uscita di prigione; lui è cresciuto fra truffatori e piccoli criminali ed è passato anche dall’esercito. Un colpo apparentemente semplice va storto e i due finiscono coinvolti in una cospirazione criminale che attraversa lo Stato, costringendoli a fare affidamento l’uno sull’altra. L’immaginario della coppia di fuorilegge in fuga richiama inevitabilmente la tradizione di Bonnie e Clyde, ma Rockstar sembra voler costruire soprattutto una relazione sentimentale e criminale all’interno di un ambiente molto più ampio. Vice City, infatti, è soltanto una parte della mappa. Leonida comprende isole tropicali, paludi, zone rurali, città costiere decadenti e aree naturali. E soprattutto restituisce una Florida filtrata dalla cultura del presente: cellulari, video verticali, dirette, personaggi eccentrici ripresi mentre compiono azioni assurde, feste, corse clandestine e una continua sovrapposizione fra vita reale e rappresentazione sui social network. Il vecchio bersaglio della televisione americana si è spostato dentro lo smartphone.

È uno degli aspetti emersi con maggiore chiarezza dall’«Extended Look». Tutto il materiale, ha precisato Rockstar, è stato catturato direttamente dal gioco su una normale PlayStation 5. I ventisette minuti mostrano una Vice City densissima, attraversata da automobili e pedoni, spiagge affollate, locali notturni, zone malfamate, paludi e ambienti naturali. Il ciclo fra giorno e notte trasforma l’aspetto della città; gli inseguimenti della polizia sembrano più articolati; Jason e Lucia possono trovarsi insieme o separarsi; alle missioni principali si affiancano attività sportive, gare, esplorazione e momenti di vita quotidiana.

La sfida tecnologica

L’impressione più evidente riguarda la quantità di dettagli. Le animazioni dei personaggi, la vegetazione, l’acqua, le superfici, la densità del traffico, l’illuminazione degli interni e soprattutto il numero di persone presenti contemporaneamente fanno apparire Leonida meno come un semplice fondale e più come un luogo pensato per produrre continuamente piccoli eventi. La sfida tecnologica non sembra quindi limitarsi alla pura qualità grafica: Rockstar punta a rendere l’ambiente credibile attraverso comportamenti, reazioni e situazioni che accadono intorno al giocatore. «GTA VI» dovrà dimostrare se l’enorme investimento ha davvero prodotto un salto generazionale. Rendere più bella una città virtuale è relativamente facile da percepire; renderla più viva è molto più complicato. Dopo anni in cui quasi ogni grande produzione ha inseguito risoluzione, illuminazione realistica e modelli sempre più dettagliati, il nuovo «GTA» sembra voler utilizzare quella potenza per aumentare soprattutto la densità e la credibilità del mondo.

Cosa è successo prima del lancio ufficiale

A rendere ancora più paradossale l’attesa è quanto accaduto proprio alla vigilia della presentazione ufficiale. Dal 18 agosto hanno cominciato a circolare online diversi filmati non autorizzati di «Grand Theft Auto VI», attribuiti a un soggetto noto come CyberLeek, con sequenze di gameplay e anche materiale potenzialmente legato alla storia. Rockstar ha definito la fuga di contenuti «straziante» per il team, mentre Take-Two ha avviato negli Stati Uniti una procedura per cercare di identificare il responsabile, coinvolgendo anche Microsoft e Discord nella richiesta di informazioni. È in questo clima che il 27 agosto è arrivato l’«Extended Look»: ventisette minuti ufficiali che hanno finalmente sostituito indiscrezioni e frammenti clandestini con una presentazione controllata da Rockstar. Un passaggio che racconta bene la portata del fenomeno «GTA VI»: ogni immagine, dettaglio o pochi secondi di gioco sono ormai sufficienti per generare analisi, discussioni e milioni di visualizzazioni.

Lucia Caminos
Lucia Caminos

Anche le prevendite, aperte il 25 giugno, sono diventate un indicatore dell’enorme pressione commerciale. Take-Two le ha definite partite in maniera «eccezionale», senza tuttavia comunicare dati numerici: al momento non esiste quindi una cifra pubblica verificabile che permetta di stabilire quante copie siano state effettivamente prenotate. L’edizione standard costerà 79,99 dollari negli Stati Uniti, mentre l’edizione Ultimate arriverà anche a cento dollari. Curioso anche il caso della confezione venduta nei negozi: non conterrà un disco, ma un codice per il download, ulteriore segno della trasformazione del mercato verso la distribuzione digitale.

È per questo che definirlo soltanto «il gioco più atteso dell’anno» sembra quasi riduttivo. «Grand Theft Auto VI» è probabilmente l’evento videoludico del decennio e possiede le dimensioni per candidarsi a qualcosa di ancora più raro: uno di quei lanci che segnano un prima e un dopo per l’intera industria. Non sappiamo ancora se sarà davvero il capolavoro che tredici anni di attesa hanno costruito nell’immaginario collettivo. Rockstar non deve più soltanto pubblicare un videogioco: deve misurarsi con una versione ideale di «GTA VI» che milioni di persone hanno costruito nella propria testa per più di un decennio. Con un predecessore da oltre 230 milioni di copie alle spalle, investimenti fuori scala, record di pubblico, leak, due rinvii e una comunità pronta a discutere ogni singolo dettaglio, il 19 novembre non arriverà semplicemente sugli scaffali un nuovo «Grand Theft Auto», arriverà uno dei più grandi esperimenti mai tentati per capire fin dove può spingersi il videogioco blockbuster.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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