La Fondazione Castello di Padernello compie 20 anni: storia di un successo

Domani saranno esattamente vent'anni. La Fondazione Castello di Padernello nasceva, infatti, il 15 dicembre 2005. Ma la rinascita del maniero della Bassa è cominciata molti anni prima, in una storia nella quale «si mescolano realtà e leggenda, concretezza e poesia». E quella storia viene ricostruita in un volume, edito da Grafo, che sarà presentato il giorno del compleanno.
Il presidente Domenico Pedroni, citando il cardinal Carlo Maria Martini dell’«Età della vita», si dice convinto che «la nostra Fondazione sta superando la prima fase, quella della fanciullezza, cioè il tempo dell'apprendimento e dell'assimilazione della conoscenza e dei valori fondamentali», per avviarsi a quella della giovinezza «in cui si affrontano rischi e grandezze».
Compie vent'anni il «miracolo di Padernello», Nicola Rocchi lo narra efficacemente, unendo i fili delle testimonianze e allineando le immagini scattate da Virginio Gilberti, che a sua volta dell'avventura è uno degli artefici. L'avventura «è iniziata come un sogno coltivato da pochi – scrive Rocchi – quasi una fantasia da ragazzi: anzi di un ragazzo, Gian Mario Andrico...», che, incantato, sui merli del castello già vede apparire la Dama Bianca. Sogni per il futuro e ricerche nel passato: così grazie agli scritti dello stesso Gian Mario Andrico e Floriana Maffeis quel castello diroccato e nascosto fra rive e alberi tornava al centro dell'attenzione.
La vicenda
Molti i momenti dell'intricata vicenda. Qualche data per ancorarla al tempo. È il 1985 quando nasce l'Associazione amici del castello, frutto dei primi contatti col proprietario del maniero, Lanfranco Salvadego Molin Ugoni. È il 1991 quando l'associazione prende sede nella vecchia posteria de «L'Aquila rossa» e Giuseppe Lama, più volte sindaco di Borgo San Giacomo, entra in scena. È il 2004 quando per la prima volta Domenico Pedroni e Natale Gallia varcano il ponte levatoio e si chiedono: ma siamo sicuri? È il 2005 quando l'operazione-acquisto si concretizza, con l'aiuto di Luigi Pettinati di Cassa padana. Contro l'opinione generale. Ignazio Parini, primo presidente della Fondazione, ricorda: «Se avessimo fatto un referendum, il 99% della popolazione avrebbe votato contro».
Un milione e 430 mila euro è la cifra che viene messa sul tavolo in un esemplare equilibrio di compartecipazione pubblico-privato: con il Comune di Borgo San Giacomo, le cinque banche cooperative del territorio, enti ed alcuni privati. Altre tappe: marzo 2006 porte aperte ai primi visitatori; inverno 2006 lo spettacolo «Processo a Galileo», miracolo scenico con la regia di Giacomo Andrico, che da quella prima esperienza darà vita a molte altre rappresentazioni memorabili. Nel 2006 iniziano anche i primi lavori di restauro, riguardano il salone da ballo, crollato dopo una nevicata. A dirigere tutti gli interventi, da quel momento in poi, l'ingegner Sandro Guerrini, che ha un criterio-principe: «Chi entra nel castello deve respirare l'atmosfera».
Nella sfida per raccogliere fondi la Fondazione fa scuola: bandi, progetti emblematici, art bonus... Nel 2008 il primo passo che coinvolge il borgo: viene chiamato l'artista Giuliano Mauri ad intrecciare rami di castagno e costruire il Ponte della poesia. Simbolicamente è l'inizio d'un percorso che coinvolge le Terre Basse in itinerari culturali e turistici. Il castello diventa un presidio per l'arte, con rassegne che riscoprono – per citarne solo alcuni – il ciclo del Pitocchetto, i teleri del Tiepolo, i dipinti di Olini, Bergomi, Trainini, le sculture di Lusetti, fino alla Sala delle dame di Palazzo Martinengo.
Poi la riscoperta dell'archivio del castello, l'insediamento di biblioteche che portano l'impronta di monsignor Antonio Fappani e della regista Mina Mezzadri. Letteratura e musica, grazie alla sensibilità di Agostino Garda. Accanto al volontariato entusiasta degli inizi si crea una struttura di governance per dare continuità di presenza e progettualità strategica. L'economia generativa è la bussola: domani la relazione principale sarà affidata a Johnny Dotti. Custodire la bellezza «come valore non solo estetico, ma anche etico, morale, patrimoniale».

Dal Castello al Borgo: si recupera la Cascina Bassa, si intessono rapporti solidi nei campi dell'artigianato e dell'agroalimentare (Slow food qui è di casa), si guarda al futuro delle banche cooperative. «Costruire buone relazioni dà buoni frutti», scrive Domenico Pedroni. Ha ragione il presidente della Federazione lombarda delle Bcc, Alessandro Azzi: il «rinascimento» di Padernello è «un caso di successo da approfondire e studiare».
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