Fauna, flora e strumenti misteriosi: al Lucone tesori millenari

Le campagne di scavo al sito di Polpenazze hanno portato alla luce un carapace integro, semi e un manico di 4mila anni
Alice Scalfi
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Strordinari ritrovamenti al Lucone

Archeozoologia, paleobotanica e reperti misteriosi: il Lucone, il sito palafitticolo di Polpenazze che è tra i più importanti dell’Italia settentrionale, continua a regalare i suoi antichissimi tesori.

Il più recente e degno di nota riguarda il recupero di un carapace di tartaruga (Emys orbicularis) che, con grande sorpresa dei ricercatori, conserva ancora lo strato cheratinoso superficiale con i caratteristici disegni della tartaruga palustre. Questa eccezionale scoperta permette di gettare nuova luce sugli ecosistemi e sulla fauna che popolava il sito migliaia di anni fa.

Il carapace conserva i caratteristici disegni della tartaruga
Il carapace conserva i caratteristici disegni della tartaruga

Sul tema, nei giorni scorsi, si è anche conclusa la campagna di campionatura dedicata allo studio delle tecniche di pesca preistoriche. Quest’anno gli scavi hanno riportato alla luce un’ampia varietà di reperti ittici: dal luccio a vari membri della famiglia dei ciprinidi di dimensioni modeste, come cavedani, scardole e tinche, fino ai minuscoli alborelle e triotti.

Curiosità

Fauna, dunque, ma anche flora. Nei sedimenti del Lucone si conservano infatti migliaia di semi e resti vegetali, attentamente raccolti dagli archeologi. Dai semi più grandi, come quelli di corniolo (Cornus mas), a quelli più piccoli, come quelli di mora. Alcuni semi, come quelli di ceratophyllum, una pianta acquatica, si rivelano particolarmente affascinanti per la loro unicità.

Poi, il ritrovamento misterioso: durante la terza settimana di scavi (iniziati all’inizio del mese), è stato rinvenuto uno strano strumento, ossia un oggetto in legno lungo poco più di un metro e mezzo, con una punta lavorata e ripiegata lungo il manico. Potrebbe essere una zappa, ma le dimensioni insolite del manico rendono difficile una classificazione precisa. A cosa potrebbe essere servito, per ora resta un interrogativo.

Altri rinvenimenti?

Il Lucone è una ricchissima miniera. Così dalla torba sono saltati fuori piccoli boccali e numerosi elementi in legno, come il manico di più di 4000 anni fa perfettamente conservato e di splendida fattura. Anche in questo caso, il suo utilizzo è ignoto.

Gli scavi, lo ricordiamo, vedono impegnati ma anche giovani ricercatori volontari, grazie al bando Unesco vinto per il secondo anno dalla Fondazione Simoni. Partecipano inoltre studenti di diverse università italiane, che portano il loro contributo in un’esperienza formativa unica.

Le testimonianze raccolte al Lucone sono custodite al Museo archeologico della Valle Sabbia, a Gavardo, che gestisce le campagne di scavo su concessione ministeriale e grazie alla Regione, e organizza visite e laboratori. Tra questi, l’appuntamento di domenica 1 settembre dedicato alla metallurgia preistorica: alle 15 bambini da 6 a 11 anni potranno scoprire le antiche tecniche di lavorazione dei metalli. Prenotazione necessaria allo 0365.371474.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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