Cultura

Farinetti: «Il tacere che fortifica pensieri e sentimenti»

Nicola Rocchi
La forza di reagire di un ragazzo traumatizzato in «La regola del silenzio» del fondatore di Eataly, che verrà presentato a Librixia lunedì 29 alle 20.30
Oscar Farinetti nel suo precedente intervento a Librixia - © www.giornaledibrescia.it
Oscar Farinetti nel suo precedente intervento a Librixia - © www.giornaledibrescia.it
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Un elogio del silenzio, dei tempi lunghi del pensiero, del valore dei libri e della lettura. Oscar Farinetti ha messo tutto questo in «La regola del silenzio» (Bompiani, 304 pp., 20 euro), il suo primo romanzo, la cui scrittura ha impegnato il fondatore di Eataly per cinque anni. Farinetti lo presenterà a Librixia (la Fiera del libro di Brescia che inizia oggi) dopodomani, lunedì 29 settembre alle 20.30, nell’Arena Bcc di piazza Vittoria.

Il protagonista del romanzo, Ugo Giramondi, ha smesso di parlare da ragazzino, traumatizzato per aver visto il nonno morire d’infarto davanti ai suoi occhi. La perdita della voce ha acuito in lui gli altri sensi e il pensiero. Le molte letture, inoltre, gli hanno dato la capacità di comprendere il mondo e di farsi capire attraverso il filtro delle parole dei grandi scrittori.

Farinetti, come è nata questa storia?

Mi è venuta in mente guardandomi in giro: c’è tanta gente che parla e pochi stanno in silenzio. La filiera della vita inizia con un sentimento che diventa un pensiero e in seguito una parola. Io noto che oggi la parola prevale sui sentimenti e i pensieri. Ugo Giramondi, che parla poco a causa del suo trauma, alla fine diventa cintura nera di sentimenti e pensieri.

Quindi il silenzio è un bene necessario?

Il grande tema del libro è il nostro rapporto con il tempo. Spesso non pensiamo che il tempo è la cosa più importante della nostra vita. Molto più del denaro: conosco milionari tristi perché hanno un cattivo rapporto con il tempo, sono sempre in affanno oppure annoiati… Il tempo dei tempi, secondo me, è il silenzio, quella parte del tuo tempo in cui stai con te stesso.

Richiede tempo anche la lettura, a cui Ugo si dedica con passione…

Il momento migliore di silenzio è mentre leggi: allora i tuoi pensieri partono subito. Il mio è un libro sui libri, con il quale cerco di mandare un messaggio importante. Noi italiani siamo terzi in Europa su ventisette paesi per Prodotto interno lordo, ma ventitreesimi per tasso di lettura. Non leggiamo niente e un popolo che non legge non ce la può fare. Spero, ma ho già testimonianze in questo senso, che il libro faccia venire voglia a tante persone di cominciare a leggere, a qualsiasi età.

Scrive che leggere aiuta a nutrire «dubbi sani»: quali sono?

Sono quelli che favoriscono l’armonia con il prossimo. Chi legge lo riconosci al volo perché è disposto a compromessi. La lettura ti accompagna verso il compromesso, la mossa principale per creare armonia. Ugo si confronta con i protagonisti dei grandi libri: se deve raccontare il suo amico Luca, parla del «Giovane Holden» di Salinger.

Ugo alla fine riflette: siamo tutti «irrimediabilmente soli […]. E l’unico modo per salvarsi è provare a uscire da questa solitudine compiendo imprese comuni».

È così, siamo soli ma condannati, fortunatamente, a vivere in branco. Dobbiamo quindi lavorare anche per il branco, partire dalla nostra solitudine e dai nostri silenzi per cercare di costruire armonia. Il silenzio diventa anche la misura dell’armonia: con le persone a cui vogliamo bene si può stare zitti senza imbarazzo.

Ugo e i suoi amici trascorrono una notte importante a Capo di Lago, in Valle Camonica, sul Lago Moro. Lei frequenta la nostra valle?

Certo, adoro quei luoghi e in generale il Bresciano: considero Brescia una delle città più belle d’Italia. Ho amici in Valle Camonica… i camuni, teste dure, non mollano mai! Sono una categoria veramente speciale di italiani. In Valle Camonica, poi, avete avuto cronologicamente il primo riconoscimento di Patrimonio Unesco italiano, le incisioni rupestri, che ho visto diverse volte. Capo di Lago è certificato da Astronomitaly come il luogo d’Italia dove si vede meglio il cielo: così i miei personaggi vengono qui a guardare l’infinità del cielo stellato. Prima vanno a mangiare in osteria il violino di capra, i casoncelli, i vostri formaggi… Un pochino di cibo l’ho messo anche qui.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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