Dialèktika

Tutti a tavola con Omero

Cügià, perù e mantì… Non pochi degli oggetti sparsi sulle nostre tovaglie vengono dall’Ellade
I nomi in dialetto di alcuni oggetti che troviamo sulle nostre tavole derivano dal greco
I nomi in dialetto di alcuni oggetti che troviamo sulle nostre tavole derivano dal greco
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«Lo studio del greco e del latino è importante perché molti termini della scienza e della medicina derivano dalle lingue antiche!». Eh già, perché uno si studia le lingue classiche per cinque anni (e magari, se s’è preso la laurea, per altri cinque) per sapere da dove deriva la parola «otorinolaringoiatra», non per altro! E poi, per quel che riguarda il dialetto, la potenza etimologica del greco non la si misura in laboratorio o dal medico, ma… a tavola! Eh sì, perché non pochi degli oggetti sparsi sulle nostre tovaglie vengono dall’Ellade; magari non proprio dalla classicità pura, ma comunque sempre dalla terra di Omero. E il più delle volte, prima di volare dall’Olimpo al Cidneo, questi vocaboli sono passati da Venezia, di cui, non per nulla, siamo stati sudditi per tre secoli e mezzo. Così scopriamo che perù (oggi i più dicono forcheta) ci viene dal greco medievale pirùni, a sua volta dal tardo greco pereònion, diminutivo del classico peròne, ovvero «spillone». E toaiöl… pardon, mantì? Anche in questo caso dobbiamo risalire al greco medievale mantìli a sua volta dal tardo greco mantélion, ovvero «fazzoletto» (arrivato per altre vie anche al latino «mantilium», cioè «mantello»).

Ed ecco infine cügià (ormai spesso cüciàr); qui chiamiamo in causa il greco kochliàrion (da kòchlios, conchiglia), forse semplicemente perché il cucchiaio ricorda appunto la forma di una conchiglia o – secondo altri – perché esisteva nell’antichità un oggetto simile al nostro cügià, usato sia per mangiare le uova che per cavare le lumache dal guscio.

A proposito, kalì òrexi! Buon appetito!

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