Le più antiche sono quelle della bassa; relativamente più recenti, figlie dell’industrializzazione ottocentesca, sono quelle che percorrono le valli; ma tutte svolgono la funzione di «portare a spasso» le nostre acque: per irrigare i campi le prime, per alimentare mulini, fucine e centrali elettriche le seconde. Stiamo parlando delle seriöle.
Il vocabolo ha parecchie varianti - sariöla, sargiöla, sergiöla ecc. - e diminutivi (maschili): sariulì/sargiulì. Da dove ci arriva il termine seriöla? Le ipotesi sono più di una: certuni rimandano a seria/serea, termine latino che indicava un vaso, un contenitore di terracotta per alimenti. Più vicina al vero mi sembra l’ipotesi che si rifà alla radice preromana (per alcuni forse anche preindoeuropea) *sar/*ser con significato di scorrere, fluire. Il vocabolario del dialetto bergamasco del Tiraboschi (1873) la vorrebbe derivata dal nome del fiume Serio.




