Suocere e suoceri nel dialetto bresciano: dalla «madóna» al «misier»

Canossi, citato domenica scorsa, ci ricorda, in apertura de La Madóna del Dutur, che le madóne le sta bé söi mür. E i poeti, si sa, hanno sempre ragione!
Quella che per i francesi – forse un po’ ipocritamente – è la «mamma bella» (belle mère), per i sudditi britannici la «mamma secondo la legge» (mother-in-law), per gli ungheresi una «mammina» (anyós), da noi, oggi, senza tanti fronzoli, è la suocera.
L’uso del termine in bresciano è relativamente recente, ma i mutamenti dei rapporti sociali, è noto, si riflettono anche nel linguaggio. A Brescia, infatti, in un passato non lontano, il suocero e la suocera erano el misier (o mesér) e la madóna. L’etimologia di madóna (che è poi la stessa di Madonna) è immediata ed è il latino (mea) domina, signora mia (ma si pensi anche al francese madame, al rumeno doamna o allo stesso italiano donna). Madóna era probabilmente l’epiteto con cui, usando rigorosamente il voi, le giovani nuore si rivolgevano alla madre del marito, la «donna alfa» nella rigida gerarchia della famiglia patriarcale; la quale teneva di solito i cordoni della borsa e spesso era chiamata anche la rizidùra, la reggente.
Passiamo alla figura maschile, el misier: anche in questo caso l’etimologia è chiara e rimanda a vocaboli come messere o come il francese monsieur, signore: mon sieur (dal latino senior, il più anziano). Entrambi i vocaboli, con lievi variazioni, sono attestati un po’ in tutta l’Italia settentrionale; talvolta li troviamo anche nelle forme mare (madre) madóna e pare (padre) misier, un po’ come in tedesco Schwiegermutter e Schwiegervater: paese che vai… suoceri che trovi!
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