Per saperlo… fom balà el cröel

Come si dice coscinomanzia in dialetto? «Piano, piano! - direte voi - Che roba saresela la coscinomanzia?». In bresciano la coscinomanzia è l’arte de fà balà el creèl (o anche cröel): «far ballare il setaccio». Il dizionario del Melchiori (1817) riporta: sorta di indovinamento usato da’ nostri contadini preso dal giro del crivello.
Insomma, c’era chi osservava il volo degli uccelli, chi la caduta dei fulmini, chi le viscere degli animali, più casalingamente c’è ancora chi guarda il fondo della tazzina di caffè: i nostri contadini si affidavano al setaccio. Anche in questo caso l’arte in questione non è tutta e solo bresciana, ma doveva essere assai diffusa anche da noi se, una volta non più praticata, ha lasciato una traccia ben evidente nella lingua: Vardì gnari che fo balà el cröel!
Dimenticata la magia, l’espressione ha poi finito per porre al centro il fà balà, per analogia con espressioni simili: fà balà la stropa, fà balà el Giupì, ovvero intervenire con decisione, e magari con qualche punizione, per porre fine a intemperanze o disobbedienze di figli, nipoti e di bambini in genere. Ma un tempo, fà balà el cröel era faccenda seria: ne parla Francesco Maria Guaccio nel Compendium maleficarum (1626), descrivendo modalità e procedure di come ottenere dal setaccio presagi e previsioni sul futuro: una sorta di macchina della verità. Dimenticavo: creèl/cröel è voce di origine latina (cribrum), ma con ascendenze etimologiche complesse e, in parte, misteriose, che ha dato origine a forme ed espressioni interessanti. Magari ci torneremo.
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