Dialèktika

Lecà la basia… per amur dei gnoc

Adagi saporiti tra latino, bresciano e longobardo
Una zuppiera
Una zuppiera
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Lecà la basia per amur dei gnoc è l’antico adagio bresciano che descrive l’atteggiamento di chi - specie in vicende d’amore, ma non solo – è disposto anche a fare qualche piega pur di raggiungere l’obiettivo. Ma lasciamo perdere l’amore e concentriamoci invece sul contenitore e sul contenuto citati nel proverbio, ovvero la basia e i gnoc. Della prima constatiamo che la si incontra in numerose varianti: bàsia, bàsgia, bàrgia, e con molte forme alterate: basgiöla/bargiöla/basgiöl, basgiulìna/bargiulìna, basgiòt/bargiòt. Le varianti con la r al posto della s sono frutto di un fenomeno fonetico, la rotacizzazione, assai comune in molte lingue. Ma dove viene la basia? Sicuramente dal latino, però le ipotesi sono tante; la più credibile tira in ballo il plurale di vasium (vaso) ovvero vasia.

C’è però anche chi, sempre per stare al latino, evoca baiula, dal verbo baiulare, portare e chi, infine, cita il latino medievale bazia/baccea. Sia come sia, basia a parte, l’importante in fondo… l’è che ghe sies i gnoc! E gnoc viene… No! Non ditemi: «Dale patate!» che questo lo so pure io. Gnoc ci viene dalle parlate venete (gnoco). E anche qui si danno due ipotesi: o dal latino nodus, nodo, attraverso nocchius, o dal longobardo knohhil, che più o meno ha lo stesso significato. Chi ama la cucina tirolese sa che cosa sono gli knödel, i canederli; e pasta, la pasta alimentare – in tedesco si dice Nudeln.

Ricordiamo infine una versione più rustica dell’adagio: Per amur del lard se ghe leca el cül apò a ‘l porsèl. De gustibus…

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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