Dialèktika

Lasciamo che le mucche si godano il sole

Attenti alle false etimologie
Una mucca al sole - Foto Unsplash
Una mucca al sole - Foto Unsplash
AA

Parastatale, parafarmacia, parascientifico… Ma a noi oggi, tra tutti questi «para», ci interessa in particolare la paretimologia. Parola difficile?

Eppure di paretimologie tutti noi facciamo uso – di solito senza pensarci troppo su – tutte le volte in cui attribuiamo al significato di una parola origini più o meno fantasiose (e quindi senza reali fondamenti linguistici) sulla base di somiglianze, analogie, suggestioni: chi non ha mai pensato che «manometro» abbia a che fare con la mano o che «covare» derivi dall’uovo? Eppure, non è così: né l’uovo né la mano c’entrano un bel nulla. Nessuna lingua è esente dalle paretimologie e anche il dialetto bresciano ha le sue.

Prendiamo l’espressione «eser / stà al vac»: starsene all’ombra, in un luogo dove non batte il sole. Un mio zio mi spiegava (paretimologicostinatamente certissimo della sua opinione!) che si dice così perché di solito le mucche (ecco quindi la radice «vac») amano ripararsi al fresco, sull’erba, godersi i luoghi ombrosi. E quindi «al vac» sarebbe come dire «al modo delle mucche»; «more vaccino», per fare il verso al latino. In realtà l’espressione con le mucche proprio non ha nulla a che vedere. «Al vac», con un percorso non proprio diretto, verrebbe infatti dal latino *opacivus, collegato ad opacus, ovvero ombroso. Ci può aiutare a comprendere questa mutazione il passaggio che ha prodotto la forma italiana bacìo (con l’accento sulla ì), di ugual significato, che pure da opacus deriva: «Era sui monti, era a bacìo la neve» canta Giovanni Pascoli. «Al vac» dunque!

E le mucche? Quelle lasciamole pure stare «al sulìv»!

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.