Potrai lavarti in casa senza andare giù nel cortile. A volte basta una frase per segnare un radicale cambio d’epoca. C’è riuscito nel 1966 Adriano Celentano con «Il Ragazzo della via Gluck». L’approdo alla modernità del boom e l’addio alla vita rurale sono indicati - con straordinaria potenza simbolica - nell’abbandono di quello che per millenni è stato il centro della civiltà contadina: il cortile.
Cortile in dialetto bresciano si può dire semplicemente curtìl (anche nella variante curtìf), termine che come l’italiano indica una zona recintata in cui funzioni abitative convivono con funzioni agricole (la radice latina «co-hortis» parla originariamente di un recinto che comprende «anche l’orto», e poi slitta verso un uso militare per evocare un reparto unitario: «stringiamci a coorte...»).



