Dialèktika

En tra el Gölem e l’Olimpo

Il dialetto vanta, com’è noto, numerose varietà: è un limite? È una ricchezza?
Nei diversi comuni della provincia si parla bresciano, ma si percepiscono le differenze
Nei diversi comuni della provincia si parla bresciano, ma si percepiscono le differenze
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Sti’ ‘n gamba, s-cècc. E fi’ giödése: così ci ha salutato domenica scorsa Massimo Lanzini, il papà di Dialèktika. Lo ringrazio (e assieme a lui il direttore Nunzia Vallini) per aver pensato a me: spero di essere all’altezza di tanto maestro; cercherò di mettercela tutta e di... fà giödése. Fà giödése... Il compianto Achille Platto avrebbe detto: me racumande scècc de fa pulito (Bibbiù, Caino e Abele); dalle mie parti invece ci esorterebbero con un: vardì, gnari, de rigà drit!

Così è il dialetto, sempre pronto a squadernare un’inesauribile varietà di soluzioni espressive. Non paia quindi irriverente iniziare azzardando un confronto con la lingua che fu di Omero e di Platone, anche se - e ogni studente di liceo classico lo sa bene - il greco in fondo non esiste! O meglio, ne esistevano numerosi dialetti: ionico, eolico, dorico ecc. (a scuola si studia perlopiù il dialetto di Atene del V-IV sec. a.C.). Accadeva ai Greci quello che accade oggi a noi bresciani: quando un tebano incontrava un ateniese conversava con lui senza difficoltà; e tuttavia entrambi percepivano nell’interlocutore vocaboli, forme, inflessioni che suonavano «diversi».

Lo stesso accade anche a noi bresciani: quando un pescatore di Montisola incontra un agricoltore della Bassa, quando un gardesano saluta un bagosso, tutti sentono di parlare bresciano, ma nello stesso tempo avvertono che... c’è qualche differenza. Il dialetto vanta, com’è noto, numerose varietà: è un limite? È una ricchezza? Propendo per la seconda ipotesi: quindi fom giüdése, pötei, e teniamo orgogliosamente vive le mille varietà del bresciano dialetto!

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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