«El pàr che ’l völes fiocà...», «E té làsa che ’l fiòche!». Capitava, nei pomeriggi d’inverno, che qualche vecchio in paese guardasse il cielo e annusasse aria di neve. E immancabile arrivava la chiosa di chi - con ironia - suggeriva di consentire al tempo di fare quel che voleva. Come se - e il gioco stava tutto qui - fosse possibile all’uomo incidere sul meteo.
Se è vero che linguaggio e modi di dire raccontano una cultura, dobbiamo ammettere che l’antico bagaglio dialettale di conoscenze su clima e stagioni è quello che meno regge il trascorrere degli anni. «La néf dizimbrìna tré més la confìna», la neve di dicembre resiste fino a tutto febbraio. Forse un tempo, ormai... E ancora: «A l’Epifanìa anche ’l frèt l’è n’alegrìa». Quale freddo? Termometro di fatto mai sotto lo zero.



