Du iù spic dàialet? Quando l’inglese incontra il bresciano

«L’otrer, en d’en miting, noalter e töt el nos tim som stacc brifacc; e alura gh’om piantat lé en bel brainstormin per cavan föra la nosa iuzer espiriens con en bel apgreid del castomer servis…»: chissà se prima o poi ci toccherà ascoltare conversazioni come questa in «anglo-dialetto» – in «angletto» – ma spero proprio di no.
Per ora il bresciano è abbastanza sobrio, dato che l’ambito comunicativo frequentato dal dialetto non richiede in genere il ricorso a prestiti da lingue straniere, in particolare dall’inglese. Ma chissà che non venga un giorno in cui, per mandare qualcuno a quel paese, gli si dovrà dire: «Va a fat tagà!» (Vai a farti taggare!).
Desidero citare due curiose espressioni, colte ascoltando quotidiane conversazioni di dialettofoni.
La prima: smanettando al pc, un collega dice all’altro: Varda che chel programa che te dizet te, söl compiuter, el gh’è sö defó. Osserviamo innanzitutto la presenza di vocaboli – programa, «compiuter» – prestiti perfettamente integrati; c’è poi quel defó (non de fó: il fó, inteso come faggio, qui non c’entra!) di cui, in un primo tempo, non capivo il senso, finché… ecco la risposta: default! Il dialetto l’ha adattato al suo orizzonte comunicativo e l’ha ridotto all’essenziale (da di default al più semplice defó), ma è lui.
La seconda: una signora sta parlando con un venditore di elettrodomestici, il quale, tra il tecnico e il rassegnato, la avverte che ormai quasi töte le lavatrici «le va de tacc», dove tacc è la dialettizzazione dell’inglese touch. Nà de tacc: ormai anche i comandi delle lavatrici obbediscono al tocco delle dita. L’è tala e quala!
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@Domenica
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