L’«ick» dei boomer? Il «te me fe’ àscher»!

Passano gli anni, le generazioni umane si susseguono, ognuna porta con sé i suoi linguaggi e tutte sono convinte che quelle «giuste» siano le proprie. Conversando con un figlio della generazione Z mi vien fuori con l’esclamazione «ick», di uso assai comune – mi dicono – tra i giovanissimi. A me suona astrusa e non mi dice nulla. Ma non mi perdo d’animo, voglio capire, chiedo, mi faccio spiegare…
Mi dice che «ick» è termine cui si ricorre per esprimere un senso di orrore, di disgusto, di ferma opposizione. Ma allora, cari zoomer, non avete inventato nulla di nuovo: «ick» ce l’ha anche il dialetto bresciano! Quando un dialettofono Doc prova orrore, ripugnanza e forte disgusto verso qualcuno esclama: te me fe’ àscher!
Ecco: àscher è l’ick dei boomer! Certo, si tratta di un’espressione che appartiene al «dialetto profondo», ma è comunque ben attestata e soprattutto di grande efficacia espressiva. Ci arriva dalla tarda latinità, dalla voce eschãra, che il latino aveva ripreso dal greco éschara, che significava piaga, crosta, insomma qualcosa che suscitava ribrezzo, disgusto, schifo. Negli antichi volgari toscani poi si incontra àscaro/àschero più o meno con lo stesso significato del bresciano.
In italiano l’antica parola greca, poi latina, ha prodotto scaréggio (o scarézzo), che il bresciano ha recuperato per generare a sua volta un sinonimo di àscher: scarès. «…Ick poi lo usi quando ti senti triggerato da qualcuno» prosegue il mio amico zoomer… Triggerato?! Oddio! Questa un’altra volta, dai!
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@Domenica
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