Cinema

Toy Story compie 30 anni e torna al cinema

Cristiano Bolla
Il capolavoro dei Pixar Studios ha rivoluzionato per sempre il mondo dell’animazione: in attesa del quinto capitolo, per cinque giorni si può rivedere l’originale del 1995, anche a Brescia
Una scena di Toy Story  - ©Pixar
Una scena di Toy Story - ©Pixar
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Dal 20 al 25 settembre 2025 il cinema si colora di nostalgia con il ritorno in sala di «Toy Story – Il mondo dei giocattoli», il film d’animazione della Pixar che compie trent’anni e che per l’occasione sarà proiettato anche al Multisala Oz di Brescia con diversi spettacoli. Un’occasione speciale per rivedere sul grande schermo un titolo che non solo ha fatto la storia del cinema, ma ha cambiato per sempre il modo in cui l’animazione viene raccontata.

Capolavoro

Quando uscì, nel 1995, «Toy Story» era qualcosa che il pubblico non aveva mai visto prima. Diretto da John Lasseter, è stato il primo film prodotto dai Pixar Animation Studios, nati nel 1979 come piccolo reparto d'animazione della Lucasfilm (lo studio di «Star Wars») e successivamente reso indipendente dal 1986 e dal 2006 finito sotto il gigantesco ombrello di The Walt Disney Company.

Raccontava le avventure segrete dei giocattoli di un bambino quando nessuno li guarda: al centro della trama c’era Woody, un cowboy di pezza che da sempre guida il gruppo dei giocattoli di Andy, la cui posizione viene messa in discussione dall’arrivo di Buzz Lightyear, una modernissima action figure spaziale convinta di essere davvero un eroe intergalattico. Da questa rivalità è nata un’avventura rocambolesca fatta di fughe, inseguimenti e momenti di grande comicità, che porta i due protagonisti a scoprire il valore dell’amicizia, della solidarietà e che ha consegnato al cinema alcune frasi indimenticabili come «Verso l’infinito e oltre!».

I protagonisti Buzz Lighyear e Woody - ©Pixar
I protagonisti Buzz Lighyear e Woody - ©Pixar

Al di là della storia, semplice e universale, «Toy Story» è ricordato come un capolavoro perché segnò una svolta storica: fu il primo lungometraggio interamente realizzato in computer grafica. Fino a quel momento la Cgi (Computer-generated imagery) era stata utilizzata solo per brevi sequenze o per gli effetti speciali, mai per reggere l’intera struttura di un film. Pixar ci riuscì grazie a un lavoro pionieristico, con oltre 800mila ore di calcolo computerizzato per generare le immagini e circa 110mila fotogrammi realizzati digitalmente. Il risultato fu sorprendente: un mondo colorato, realistico e pieno di dettagli, capace di trasmettere emozioni al pari dei film tradizionali.

L’industria del cinema d’animazione non è stata più la stessa, da allora: dopo «Toy Story», la computer grafica è diventata lo standard e ha aperto la strada a una nuova era per il genere. Il pubblico già al tempo rispose con entusiasmo: con un budget di circa 30 milioni di dollari, il film incassò più di 370 milioni a livello mondiale e ottenne anche tre candidature agli Oscar, tra cui quella per la miglior sceneggiatura originale, un traguardo mai raggiunto prima da un film animato. Al tempo, va ricordato, non c’era l’Oscar di categoria per il Miglior film animato, ma l’Academy decise comunque di conferirne uno speciale al regista Lasseter per il primo lungometraggio interamente animato al computer.

Una saga generazionale

Il successo ha dato vita a una saga che si è progressivamente allargata e consolidata negli anni. «Toy Story 2», uscito nel 1999, ha ampliato l’universo dei giocattoli e aggiunto personaggi entrati subito nell’immaginario collettivo, come la cowgirl Jessie, diventando uno dei sequel più apprezzati di sempre e incassando oltre 500 milioni di dollari nel mondo. Nel 2010 è toccato a «Toy Story 3 – La Grande Fuga», che ha rappresentato un momento chiave sia per la storia sia per gli spettatori: Andy ormai cresciuto si preparava a partire per l’università e decideva di donare i suoi giochi, in una delle sequenze più commoventi della saga.

Il film ha superato il miliardo di dollari d’incasso ed è entrato di diritto tra i più grandi successi di sempre dell’animazione. La trilogia è considerata pressoché perfetta persino da personalità come Quentin Tarantino, ma nel 2019 è uscito «Toy Story 4»: l’ultimo capitolo ha continuato questo percorso, con Woody e Buzz di fronte a nuove sfide e a scelte di vita importanti, e ha confermato l’amore del pubblico con un altro miliardo incassato in sala. Oggi la Pixar sta lavorando a un quinto capitolo, previsto per il 2026, dopo aver tentato la strada dello spin-off prequel con il deludente «Lightyear», nella speranza che la magia per questi personaggi non si sia spenta del tutto.

Ma la forza di «Toy Story» non è solo nei numeri e nei record. È nella capacità unica di essere cresciuto insieme al pubblico. I bambini che nel 1995 sono andati al cinema a vedere il primo film con i genitori, nel 1999 erano già ragazzi, nel 2010 giovani adulti e nel 2019 trentenni o quarantenni. In particolare, il terzo capitolo è stato vissuto come un vero e proprio rito di passaggio: l’addio di Andy ai suoi giocattoli rifletteva l’esperienza di un’intera generazione che stava lasciando alle spalle l’infanzia. Ecco perché oggi, con il ritorno del primo capitolo in sala, la saga parla direttamente alla memoria della generazione millennial, offrendo la possibilità di rivivere quelle emozioni e di trasmetterle magari ai propri figli.

Rivedere «Toy Story» trent’anni dopo è un tuffo nella nostalgia, ma non solo: è un modo per ricordare come l’animazione abbia saputo rinnovarsi, come il cinema possa cambiare la percezione di ciò che è possibile raccontare e come certe storie sappiano attraversare il tempo senza invecchiare. Al Multisala Oz di Brescia, come in tutte le sale italiane che aderiscono all’iniziativa, il ritorno in sala sarà l’occasione per ritrovare Woody, Buzz e compagni sul grande schermo, là dove tutto è cominciato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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