Sorrentino, Herzog e polemiche: a Venezia tutto pronto per l’apertura

La Mostra del Cinema di Venezia scalda i motori, il conto alla rovescia fa registrare il “-1”. La partenza, domani, sarà d’altronde lanciata, con l’apertura dell’edizione numero 82 del festival affidata a «La grazia» di Paolo Sorrentino, uno dei cinque film italiani del concorso principale (su un totale di ventitré) e quello che – tra i nostri e quantomeno sulla carta – ha maggiori possibilità di incidere in termini di palmarès. Non vanno tuttavia sottovalutati né Pietro Marcello con «Duse» (dedicato alla celebre diva d’antan), né Gianfranco Rosi (uno che sa come si vince il Leone d’Oro) con il documentario «Sotto le nuvole»; mentre a Leonardo Di Costanzo (con «Elisa») e Franco Maresco («Un film fatto bene») risulta facile assegnare il ruolo di outsider
I favoriti

Sempre nella teoria – la prassi del Lido insegna che le sorprese sono sempre in agguato – i favoriti per la vittoria finale vanno cercati altrove: magari dalle parti di «A House of Dynamite», diretto dalla formidabile Kathryn Bigelow; o di «Bugonia» dell’immaginifico Yorgos Lanthimos; di «Father Mother Sister Brother», operazione collettiva in stile Altman messa in scena dallo stravagante Jim Jarmusch; senza trascurare il visionario Guillermo Del Toro, alle prese con una nuova trasposizione di «Frankenstein».
Attenzione, comunque, pure a tipici autori da festival quali l’ungherese László Nemes («Orphan»), l’indipendente americano Noah Baumbach («Jay Kelly»), il sudcoreano Park Chan-wook («No Other Choice») e il francese Olivier Assayas, che affronta addirittura la figura all’apparenza inafferrabile di Vladimir Putin ne «Il mago del Cremlino», mentre il suo connazionale François Ozon si misura in «L’Étranger» con un personale adattamento del capolavoro di Camus.
Gli ospiti
Il personaggio più atteso in assoluto è la divina Julia Roberts, che per la prima volta calcherà il tappeto rosso del Lido: l’interprete di «Pretty Woman», nonostante i 58 anni alle porte (li compirà il 28 ottobre) conserva un’immagine fresca e talmente glamour da garantirle un ruolo di primissimo piano, a prescindere dal fatto che «After the Hunt», il nuovo lavoro di Luca Guadagnino di cui è protagonista, non sia (per volontà esplicita del regista siciliano) in competizione. Subito dopo vengono George Clooney (un habitué, in Laguna), Adam Driver, Emma Stone (che negli ultimi anni ha raccolto non poche soddisfazioni al Lido come musa del regista greco Yorgos Lanthimos), Jude Law, Andrew Garfield, Jesse Plemons, Alicia Vikander, il leggendario cantastorie Tom Waits, il roccioso Dwayne Johnson, un’altra divina come Cate Blanchett, Oscar Isaac, l’inossidabile Al Pacino, Idris Elba, Amanda Seyfried, l’emergente Mia Goth, Christoph Waltz, Louis Garrel, Adèle Exarchopoulos. Senza dimenticare la pattuglia italiana, che conta sull’immancabile Pierfrancesco Favino (protagonista di un’opera fuori concorso, «Il maestro» di Andrea Di Stefano) e sua moglie Anna Ferzetti (nel cast di Sorrentino), quindi su Toni Servillo, Vinicio Marchioni, Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino.
Le polemiche
Mancheranno invece certamente l’israeliana Gal Gadot e lo scozzese Gerard Butler, protagonisti del thriller letterario «In the Hand of Dante» di Julian Schnabel, fuori concorso a Venezia: il ritiro del loro invito alla Biennale era stato richiesto ufficialmente dal collettivo Venice4Palestine (che riunisce più di 1500 tra attori, registi, musicisti e attivisti, a livello mondiale), che li accusa di supportare il governo israeliano; ma i due hanno anticipato eventuali provvedimenti, rinunciando spontaneamente alla passerella.

I Leoni d’Oro alla Carriera premiano due giganti, nei rispettivi ambiti: il grande cineasta tedesco Werner Herzog, che riceverà il riconoscimento domani durante la cerimonia di apertura, e la cui laudatio sarà tenuta da un altro monumento vivente del cinema qual è Francis Ford Coppola, regista de «Il padrino» e «Apocalypse Now»; la novantaduenne Kim Novak, sensuale (e intelligente) icona del periodo classico, protagonista di opere indimenticabili come «L’uomo dal braccio d’oro», «La donna che visse due volte», «Picnic», «Incantesimo».
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