Con «Scream 7» torna al cinema la maschera horror più famosa al mondo

Il 25 febbraio 2026 arriva nelle sale italiane «Scream 7», settimo capitolo di una saga che ha saputo attraversare epoche, mode e trasformazioni industriali senza perdere la propria riconoscibilità. Alla regia c’è Kevin Williamson, lo sceneggiatore che firmò «Scream» nel 1996, film di Wes Craven diventato un oggetto pop capace di rianimare lo slasher (sottogenere horror in cui l'antagonista principale è un maniaco omicida spesso mascherato che dà la caccia a un gruppo di persone con armi da taglio, inaugurato nel 1978 da «Halloween») quando sembrava un genere esausto.
La trama
La trama di questa nuova terrificante avventura mette subito in chiaro la posta in gioco: Sidney Prescott (Neve Campbell), storica co-protagonista della saga, ha provato a ricostruirsi una vita “normale” lontano dall’orrore, in una cittadina tranquilla. Ma un nuovo Ghostface riemerge e la minaccia colpisce dove fa più male: al centro finisce la figlia di Sidney, Tatum, interpretata da Isabel May. Con lei torna anche Courteney Cox nei panni di Gale Weathers, presenza storica che ha contribuito a dare alla serie un doppio sguardo: quello della sopravvivenza e quello del racconto mediatico dell’orrore.
Il cult
Per capire perché «Scream 7» sia più di un semplice sequel, bisogna tornare a ciò che ha reso il primo capitolo un caso unico nella storia del cinema. La saga nasce come slasher e thriller “a enigma”, dove l’identità dell’assassino è un dispositivo narrativo centrale: non esiste un mostro soprannaturale, non c’è immortalità garantita (come in «Halloween»), e soprattutto la maschera può cambiare volto. Questa scelta — oggi imitata fino alla saturazione — ha avuto un impatto culturale preciso: ha spostato l’horror dall’icona invincibile alla logica del gioco, del sospetto, della regola infranta. È cinema che gioca con la stessa grammatica del cinema, ma senza perdere la tensione. «Scream» è diventato un modello industriale, perché ha dimostrato che l’horror può essere mainstream mantenendo un’identità autoriale forte, grazie all’incontro fra la regia di Craven e la scrittura di Williamson.
In questo meccanismo, Ghostface è una delle grandi invenzioni del cinema pop contemporaneo. Non è soltanto una maschera: è un linguaggio. C’è la telefonata, la voce filtrata, la ritualità della domanda e della sfida, la messa in scena che precede l’aggressione. Ma, soprattutto, c’è la sua “normalità” inquietante: Ghostface è un volto riproducibile, indossabile, replicabile. Anche per questo è diventato un’icona transmediale, capace di vivere fuori dallo schermo e dentro l’immaginario collettivo. Non a caso il marchio Ghost Face® è legato a una filiera di licensing e prodotti che testimonia quanto quella sagoma sia entrata nel costume, fino alle varianti legate ai capitoli recenti.
Il successo
Se il primo film aveva trasformato lo slasher in un racconto consapevole dei propri cliché, i capitoli successivi hanno alternato rilanci e correzioni di rotta, mantenendo però un tratto distintivo: l’horror non è mai separato dalla riflessione sul presente e su come il presente consuma le storie. È qui che «Scream 7» si gioca una partita delicata. Dopo l’onda dei rilanci più recenti — e dopo «Scream VI» del 2023, firmato da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, nel quadro produttivo che coinvolge Spyglass e Paramount — il nuovo film torna a mettere al centro Sidney, quasi a ricomporre l’asse originario della saga.

La scelta di far passare la minaccia attraverso la figlia di Sidney, inoltre, sposta l’attenzione dall’enigma al trauma: non è più soltanto “chi c’è sotto la maschera”, ma “che cosa resta” dopo anni di violenza, e come la paura si trasmette — o si combatte — nel tempo. In altre parole, la saga riprende uno dei suoi temi più forti: l’orrore come narrazione che non finisce mai davvero, perché trova sempre un nuovo pubblico, un nuovo contesto, un nuovo modo di replicarsi. È un’idea che fa di «Scream» qualcosa di più di un franchise: un termometro della cultura pop e del suo rapporto con il genere.
Con «Scream 7» quell’icona torna, ma la sfida è la stessa di sempre: sorprendere senza tradire la promessa. Ghostface, proprio perché non è un singolo personaggio ma un ruolo, è il villain perfetto per raccontare un mondo che cambia faccia continuamente. E Sidney, ancora una volta, è la figura che tiene insieme intrattenimento e memoria: una final girl diventata mito, chiamata a misurarsi non solo con un assassino, ma con l’idea stessa che certe storie, come Ghostface, trovino sempre il modo di tornare.
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