Con «Pillion» arriva al cinema uno dei film più scandalosi dell'anno

Il weekend di San Valentino, per molti, è la scusa perfetta per tornare al cinema a caccia di storie d’amore. Ma l’amore, si sa, non è mai una parola sola: può essere tenero o spigoloso, romantico o scomodo, rassicurante oppure capace di far arrossire. E se i grandi melodrammi alla «Cime tempestose» continuano a esercitare il loro fascino, quest’anno le sale offrono anche un’alternativa decisamente meno tradizionale: una commedia più pruriginosa, tra le più chiacchierate e “scandalose” della stagione, che arriva in Italia proprio in questi giorni con I Wonder Pictures e un titolo che è tutto un proverbiale programma: «Pillion – Amore senza freni».
La trama
Il film, produzione britannica del 2025, segna l’esordio nel lungometraggio di Harry Lighton, che firma anche la sceneggiatura. Al centro c’è Colin, un uomo impacciato, timido, con quella goffaggine quotidiana che molti riconoscono: vorrebbe sentirsi all’altezza, ma spesso si sente fuori posto. A interpretarlo è Harry Melling, volto noto anche per essere stato Dudley Dursley nei film della saga di «Harry Potter». La sua vita prende una piega inattesa quando incontra Ray, biker magnetico e sicuro di sé, interpretato da Alexander Skarsgård. L’attrazione scatta e la relazione che nasce tra i due non assomiglia alle solite storie da commedia romantica: Ray propone a Colin un rapporto costruito su regole precise, in cui la componente erotica è intrecciata a una dinamica di potere concordata tra adulti consenzienti.
È qui che entra in gioco la parola che rende «Pillion» scandaloso agli occhi di molti: Bdsm. Dietro l’acronimo, che unisce pratiche legate a bondage e disciplina, dominazione e sottomissione, sadismo e masochismo, c’è un punto fondamentale che il film mette in evidenza più di quanto ci si aspetterebbe da una commedia: il consenso. In questo tipo di relazione non si tratta di “fare del male” o di imporre qualcosa a qualcuno, ma di stabilire limiti, ruoli e desideri in modo chiaro, con regole condivise e la possibilità di fermarsi. È proprio questa cornice, organizzata e negoziata, a far da motore alla storia: Colin scopre un mondo nuovo, eccitante e destabilizzante, ma anche un modo diverso di conoscersi e di capire cosa vuole davvero.
Il messaggio
La trama procede giocando sul contrasto tra i due protagonisti: la goffaggine di Colin contro la sicurezza di Ray, la routine di tutti i giorni contro un’idea di intimità che sembra scritta con un codice a parte. Eppure, sotto la superficie provocatoria, «Pillion» lavora su questioni molto contemporanee: l’identità, l’autostima, la necessità di sentirsi visti, l’equilibrio tra libertà personale e bisogno dell’altro. Il film è etichettato come “scandaloso” perché non si limita ad alludere: affronta esplicitamente un tipo di sessualità ancora poco raccontata nel cinema mainstream, senza trasformarla in un tabù o in una curiosità da esibire. Ed è anche per questo che, al suo passaggio al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, ha fatto parlare di sé e ha raccolto attenzione anche per la scrittura.
L’aspetto sorprendente, però, è il tono. «Pillion» non punta sullo shock fine a se stesso: è una commedia divertente, spigliata, a tratti persino tenera, e usa l’ironia per accompagnare lo spettatore in un territorio che, per chi non lo conosce, può sembrare distante. La relazione tra Colin e Ray diventa così una lente per osservare come funzionano davvero i rapporti: quanto contino i confini, quanto pesi il bisogno di controllo, quanto sia difficile – e necessario – imparare a dire cosa si desidera. Con «Pillion», l’amore di San Valentino cambia corsia: meno cuori e rose, più regole, contraddizioni e risate. E, proprio per questo, ci regala una delle commedie più imprevedibili dell’anno.
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