Al Nuovo Eden il docufilm su Regeni: «Abbiamo solo pezzi di verità»

La proiezione è stata anticipata dagli interventi di Claudio Regeni, Paola Deffendi e dell’avvocata Alessandra Ballerini: «Vorremmo una sentenza che ricostruisca tutto»
I genitori di Regeni e, al centro, il loro legale: chiedono la verità - © www.giornaledibrescia.it
I genitori di Regeni e, al centro, il loro legale: chiedono la verità - © www.giornaledibrescia.it
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Dieci anni dopo è cambiato tutto. E non è cambiato niente. Lo sanno bene i genitori di Giulio Regeni – vittime di silenzi e di depistaggi, osservatori di omissioni e di indifferenza, lottatori per verità e giustizia. «Tutto il male del mondo» è una frase che mamma Paola aveva pronunciato in Senato poche settimane dopo che suo figlio fu trucidato. Oggi quelle parole danno il titolo a un docufilm che è una macchina del tempo: la tragedia, la battaglia di civiltà, il processo. E nel decennale della scomparsa di Giulio, oggi Brescia ha partecipato con una presenza massiccia ad un rito collettivo.

La proiezione

Al Nuovo Eden – in contemporanea con altri cinema italiani – centinaia di bresciani hanno assistito alla proiezione del docufilm, anticipata dagli interventi di Claudio Regeni, di Paola Deffendi e dell’avvocata Alessandra Ballerini. Una serata forte e commovente che racconta non un dramma familiare ma un caso universale di violazione dei valori umani. È il 25 gennaio del 2016. Il ricercatore triestino si trova in un Egitto attraversato da profondi cambiamenti e spezzato dalle contraddizioni che la Primavera Araba si era lasciata dietro. È l’anniversario della rivoluzione del 2011 e come ogni anno al Cairo è un giorno denso di tensioni.

Il pubblico presente in sala - © www.giornaledibrescia.it
Il pubblico presente in sala - © www.giornaledibrescia.it

Il ritrovamento

Il 28enne deve incontrare un professore universitario per le sue ricerche, poi alcune persone in piazza Tahrir per festeggiare il compleanno di un amico. Non vedrà nessuno di loro. Per una settimana si perdono le sue tracce, mentre sui social vengono lanciati gli hashtag #whereisgiulio. Il corpo nudo e atrocemente mutilato viene trovato il 3 febbraio in un fosso lungo la strada del deserto Cairo-Alessandria, alla periferia della capitale.

I segni della tortura sono marchi atroci: contusioni, abrasioni, bruciature di sigarette, lividi, due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole rotte, tutte le dita di mani e piedi, così come gambe, braccia e scapole. E poi cinque denti rotti, coltellate e tagli sul corpo. Informatore, agente segreto, colluso, spacciatore, trafficante di reperti archeologici. Dopo il ritrovamento del cadavere sui media egiziani Regeni assume mille personalità, tutte false. Fango su un innocente.

In realtà Giulio vedeva i sindacati come fragile speranza per la maltrattata democrazia egiziana. Scelse perciò di studiare i venditori ambulanti, giovani provenienti da paesini lontani che si ingegnavano per sopravvivere sui marciapiedi del Cairo. Si immerse nel loro mondo sperando di valutare il potenziale del loro sindacato nella guida del cambiamento politico e sociale. Passava le ore a intervistarli a Heliopolis e nel piccolo mercato dietro la stazione Ramses. I suoi rapporti con gli ambulanti cominciarono però ad essere strani: iniziò ad essere visto con sospetto, ad essere spiato, ad essere considerato un problema per la sicurezza nazionale.

Il processo

Nel gennaio del 2024, otto anni dopo il massacro e senza che il governo Al Sisi abbia mai collaborato, a Roma si è finalmente aperto il processo a quattro 007 egiziani. Il generale Tariq Sabir e gli ufficiali Athar Kamal, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdel Sharif sul banco degli imputati non si sono mai seduti. Ad un passo dalla parola fine, qualche mese fa la beffa che ha sospeso il processo: il nodo è il diritto di difesa e la possibilità di offrire consulenti tecnici agli imputati. In sostanza, non si sa se la perizia per una traduzione deve pagarla l’Italia o l’Egitto.

Oggi Paola e Claudio lottano ancora per ottenere verità e giustizia. Per arrivare finalmente a mettere un punto. «Abbiamo solo pezzi di verità – dice l’avvocata Ballerini, che dal principio accompagna i genitori di Giulio nella loro battaglia –, ma vorremmo una sentenza finale che ricostruisca tutto: chi era Giulio, quale sia il regime che l’ha torturato per mano dei quattro imputati, ma anche chi l’ha tradito e ha permesso che venisse perpetrato quel male».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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