Chiara Bazzoli: «Nel mio libro parlo di Hiroshima e Nagasaki ai bimbi»

Nicola Rocchi
L’autrice di «C’è un albero in Giappone», ora pubblicato anche a Tokyo e illustrato dal bresciano AntonGionata Ferrari, racconta di come sia nata la pubblicazione
Chiara Bazzoli con il kaki di Nagasaki
Chiara Bazzoli con il kaki di Nagasaki
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Nell’ottantesimo anniversario del bombardamento atomico su Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto), una delicata storia che racconta ai bambini quegli eventi, opera di due bresciani, sarà letta anche dai giovani giapponesi. È il libro «C’è un albero in Giappone», scritto da Chiara Bazzoli e illustrato da AntonGionata Ferrari: pubblicato nel 2023 dalle edizioni Sonda, è uscito nel luglio scorso anche in lingua giapponese.

Nel libro, il bombardamento di Nagasaki è narrato in prima persona da un albero di kaki, piantato molti anni prima da Tomio, il maestro vasaio del quartiere, e da sua moglie. L’albero segue le vicende della famiglia attraverso le guerre del ’900 fino al giorno della bomba e oltre, nel lento ritorno alla vita della città.

Il racconto è basato su un fondamento reale: da quest’albero sopravvissuto alla distruzione, curato e recuperato negli anni ’90 dall’arboricoltore Masayuki Ebinuma, ha avuto origine il Kaki Tree Project. I semi di seconda generazione della pianta salvata vengono diffusi nel mondo per piantare altri alberi di cachi, simboli viventi di pace. È una storia nota ai bresciani, che hanno adottato l’albero di Nagasaki in misura superiore ad ogni altra provincia italiana. Nel marzo 2000 è stato piantato il primo, nel giardino dell’attuale Corridoio Unesco, presso il Museo di Santa Giulia. Da allora ad oggi, stando all’elenco di Kaki Tree Europe, risultano essere 64 gli alberi di cachi seminati in città e provincia.

La piantumazione del kaki di Nagasaki al Santa Giulia nel 2001 - © www.giornaledibrescia.it
La piantumazione del kaki di Nagasaki al Santa Giulia nel 2001 - © www.giornaledibrescia.it

Nel marzo scorso, «C’è un albero in Giappone» è stato pubblicato in Austria. L’edizione giapponese è seguita poco dopo: qui, Chiara Bazzoli ne racconta la storia.

Come si è arrivati a questa pubblicazione?

Nel 2021, ancora prima che uscisse la versione italiana, mandai il mio racconto al Kaki Tree Project giapponese, che decise di sua iniziativa di tradurlo. Mi comunicarono anche note e suggerimenti, ma senza segnalare errori di rilievo. Dopo quei contatti ho scritto la versione definitiva, pubblicata in italiano nel 2023 e ristampata quest’anno.

Dalla traduzione al libro…

Alla fine del 2023 ho visto che l’Istituto italiano di cultura di Tokyo organizzava un evento dedicato ai bambini, con la lettura di libri che facessero da ponte tra la cultura italiana e quella giapponese. Ho suggerito alla casa editrice di inviare il nostro lavoro. Dopo di allora, l’Istituto si è mosso in maniera autonoma, finché ha trovato una casa editrice di Tokyo disposta a pubblicare il libro. Quest’anno, durante le vacanze pasquali, avevo già programmato un viaggio in Giappone: è diventato un tour di promozione del volume.

Il libro in italiano e in tedesco
Il libro in italiano e in tedesco

Ha visto i veri protagonisti della storia?

Ho incontrato il dottor Ebinuma, che avevo già conosciuto in Italia. Era contentissimo e commosso. Poi ho incontrato l’albero – lo dico come fosse una persona, perché è tanto importante per me! Mi ero documentata moltissimo, ma non l’avevo mai visto. È stato tutto molto bello e intenso.

È stata nei luoghi del bombardamento?

Ho avuto un incontro nel Museo della bomba atomica di Nagasaki, con il direttore e alcuni responsabili del Comune. Erano molto contenti, anche perché dicevano che della bomba di Nagasaki si parla molto meno rispetto a quella di Hiroshima. Non che ci sia una sorta di rivalità tra loro: sia il direttore del Museo di Nagasaki, sia poi quello del Museo di Hiroshima che ho pure incontrato, hanno parlato del fatto che per promuovere la pace bisogna essere uniti e condividere gli obiettivi. A Tokyo, infine, l’Istituto italiano di cultura ha organizzato un incontro con gli studenti di un liceo internazionale in cui studiano l’italiano. È stata un’altra esperienza significativa.

Una delle illustrazioni di AntonGionata Ferrari
Una delle illustrazioni di AntonGionata Ferrari

Ha potuto capire quanto sia sentito oggi quell’evento tra i giovani?

Non riesco a valutarlo, perché ho incontrato solo persone già molto coinvolte dal tema. Ho notato che c’è una grande sensibilità per le piante sopravvissute, perché non c’è solo quell’albero di cachi ma diverse altre piante. Nei confronti degli alberi, i giapponesi hanno un approccio decisamente diverso.

E il vostro approccio italiano si è conciliato con quella sensibilità?

Abbiamo modificato pochi dettagli nei testi e nelle immagini. Le illustrazioni sono state molto apprezzate da tutti. Fin dalla prima lettura della storia, d’altra parte, avevano detto che l’illustratore doveva essere italiano. A un certo punto, descrivo un abbraccio tra marito e moglie, che AntonGionata ha disegnato. Gli editori hanno osservato: probabilmente noi questo non lo mostreremmo. Ma gli è piaciuta l’idea che ci fossero aspetti messi in evidenza dalla sensibilità italiana.

nicola rocchi

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