Carofiglio: «Riuscire a raccontarsi è coscienza di crescita»

Con «Rancore» lo scrittore pugliese ripropone la sua Penelope Spada
Ex magistrato ed ex politico, Gianrico Carofiglio - Foto Claudio Sforza
Ex magistrato ed ex politico, Gianrico Carofiglio - Foto Claudio Sforza

Si può uccidere per rancore? «Certo» conferma Gianrico Carofiglio: «Ma le cause molto spesso non hanno alcuna proporzione con l’enormità di un delitto. Siamo pieni di risentimento e di rabbia perché non siamo stati capaci di riconoscere che in certe situazioni siamo stati mortificati e umiliati e le nostre aspettative sono state negate. Questo porta ad un accumulo di materiale tossico, che a volte esplode mostrando una totale sproporzione tra le singole cause e quello che avviene».

Lo scrittore pugliese, ex magistrato ed ex politico, parla del suo ultimo romanzo (ne ha scritti una trentina, tra gialli, saggi e racconti) con protagonista, ancora, Penelope Spada. La trama è imperniata, appunto, su uno dei più odiosi sentimenti umani, il «Rancore» (Einaudi, 238 pagine, 18,50 euro). Avevamo fatto la conoscenza con questo personaggio un anno fa, col romanzo «La disciplina di Penelope» (Mondadori, trasformato anche fiction sonora, il vecchio radiodramma, per Rai Radio1). Milanese, ex pubblico ministero, carriera interrotta bruscamente (i motivi l’autore ce li rivela in questo nuovo romanzo), Spada è ridotta a fare l’investigatrice privata. E in questa indagine è come se inquisisse più le anime dei protagonisti che i fatti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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