L’Europa come coscienza collettiva e spazio di connessione ideale, alla cui (ri)costruzione concorre l’insostituibile peso della memoria. Cantore di un itinerario verso una possibile rinascita del continente è lo scrittore tedesco Winfried Georg Sebald (1944-2001), la cui opera sarà al centro dell’ultimo incontro del ciclo «Lezioni di Europa» del Centro teatrale bresciano e associazione ILuoghi, domani 9 maggio alle 10.30 al Teatro Sociale (biglietti e abbonamenti in vendita sui canali del Ctb).
Relatore è Raul Calzoni, ordinario di Letteratura tedesca all’Università degli Studi di Bergamo, con la lezione «La tela dell’Europa: rinascite e memoria in W.G. Sebald», che sarà accompagnata da un ensemble dell’Orchestra giovanile bresciana e da letture a cura di Filippo Garlanda. Ne parliamo con il professor Calzoni.
Professore, perché «tela dell’Europa»?
La metafora mi pare efficace per capire come Sebald svolga un ruolo centrale nella ricostruzione di una memoria europea frammentata. La sua narrazione, infatti, si dipana attraverso un ordito e una trama che sono costituite, da un lato, dalle immagini che Sebald colloca nel contesto delle sue narrazioni e, dall’altro, dalle parole. Perciò la «tela dell’Europa» nasce da una rappresentazione dialettica che si instaura fra parola e immagine. Partirò dal dipinto di Paolo Veronese custodito a Palazzo Ducale, «Aracne o la dialettica», dove è raffigurata Aracne nell’atto di tessere una ragnatela con al centro un ragno (figura mitologica nella quale verrà trasformata) per intavolare un discorso sulla produzione sebaldiana, che restituisce il volto di un’Europa dominata da violenza, guerre, colonialismo.
A quali opere farà riferimento?
Ripercorrerò «Austerlitz», «Vertigini», «Gli emigrati» ed anche «Gli anelli di Saturno» per mostrare come il viaggio di Sebald attraverso l’Europa sia un tentativo di recuperare l’identità europea. Sebald ci racconta memorie individuali, spesso di persone che vivono ai margini del discorso pubblico e che il tempo trascina nell’oblio, ma che hanno anche un valore collettivo e culturale. All’autore interessano le micro-storie ed i luoghi non centrali, come nel caso della Shoah: luoghi dimenticati, che stanno ormai scomparendo anche perché considerati rovine di un passato che non interessa più a nessuno e del quale nessuno più si occupa. La memoria si configura in Sebald come una risposta alla rimozione della storia che si sviluppa su tre livelli (individuale, collettivo e culturale) e che deve assumere la forza di un richiamo etico nei confronti della società e dell’Europa contemporanea.
Colpisce l’utilizzo di fotografie nelle opere sebaldiane.
Hanno una funzione ambigua: a prima vista potrebbe sembrare che offrano una prova di quanto viene raccontato; in realtà, sono collocate sul percorso per aprire dei dubbi, sollevare dei punti interrogativi. La relazione fra parola e immagine non è mai gerarchica in Sebald, nel senso che il testo non spiega completamente le fotografie e, viceversa, le fotografie non illustrano semplicemente il testo. Le immagini sono tracce di un passato spesso traumatico, legato alla storia europea del ‘900, ma sempre incomplete, frammentarie. Nel romanzo «Austerlitz», per esempio, evocano ricordi che non possono essere pienamente recuperati dal protagonista, schiudendo dei varchi al lettore affinché possa collaborare in prima persona al recupero della memoria e dell’identità.
In cosa consiste l’attualità del messaggio di Sebald?
Credo risieda nell’offrire ancora oggi delle vie di uscita ed una meditazione etica attorno alla «storia naturale della distruzione», titolo italiano del saggio sul rapporto fra letteratura e guerra aerea, che ci porta proprio nel cuore della sua poetica. Spesso Sebald ricorda l’Angelo della storia di Walter Benjamin, guardando da tale prospettiva un mondo che accumulava catastrofe su catastrofe. Il grande lascito di Sebald è nella capacità di dialogare fra prospettive sul progresso ed etica della memoria, che trova il suo precipitato visuale proprio in queste macerie che si accumulano giorno dopo giorno. Un messaggio di riflessione sulle prevaricazioni, sulle guerre, sulle persecuzioni. Il vero monito che Sebald lancia è: distruggete anche l’ultima cosa, ma non il ricordo.



