Cultura

«Notte Morricone» al Sociale: la musica del compositore si fa danza

Giulia Camilla Bassi
Dal 10 al 13 aprile a Brescia la produzione teatrale di uno dei più grandi musicisti del nostro tempo, con quattro serate imperdibili: l’intervista a Gigi Cristoforetti, direttore di Aterballetto
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"Notte Morricone", omaggio in danza
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Un viaggio onirico attraverso l’universo di uno dei più grandi compositori del nostro tempo. Dal 10 al 13 aprile, con quattro serate imperdibili al Teatro Sociale, arriva a Brescia «Notte Morricone», la produzione firmata dalla Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto in collaborazione con il Centro Teatrale Bresciano, già insignita del prestigioso Premio Danza&Danza come Miglior Produzione Italiana - Grand Scale 2024 (pochi i biglietti ancora disponibili al botteghino e online su Vivaticket a partire da 15 euro).

Una creazione unica, in cui danza, arti visive e suggestioni cinematografiche si intrecciano in una narrazione poetica, diretta e coreografata da Marcos Morau, artista celebre per la potenza visionaria e per la capacità di ibridare linguaggi differenti in un’estetica originale e sorprendente.

In dialogo con lo spettacolo, l’11 aprile alle ore 17 si terrà un incontro aperto al pubblico al Teatro Mina Mezzadri in contrada Santa Chiara, in cui Marco Morricone, primogenito di Ennio, incontrerà la critica e giornalista Maria Luisa Buzzi e Gigi Cristoforetti, direttore generale e artistico del Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto, che abbiamo intervistato per approfondire lo spettacolo.

Gigi, come è nato il progetto Notte Morricone e il sodalizio con il Centro Teatrale Bresciano che è stato partner nella produzione?

Con il Centro Teatrale Bresciano condividiamo l’interesse a mescolare i pubblici e le discipline, per cercare di produrre una forma di spettacolo che oggi sia più significativa. Il teatro, per propria natura, dà vita a una storia, a una visione del mondo. Così la danza e il corpo permettono la costruzione di un’estetica e trasmettono una grande forza. Il desiderio di lavorare su questi due piani ci ha accomunato già dal «Don Juan», una figura immaginaria e simbolica. Con «Notte Morricone» arriviamo invece a un grande personaggio reale, che ha fatto la storia della musica e della cultura italiana. Ci muove il desiderio di raccontare questi grandi personaggi attraverso strumenti più ricchi di quelli che teatro e danza, da soli, potrebbero offrire.

In questo caso l’avete fatto con Marcos Morau, maestro nell’ibridare i linguaggi…

Marcos Morau è forse il coreografo più ricercato del momento e con Ennio Morricone ha un feeling personale. Mi ha raccontato di come le sue musiche, molto amate dai suoi genitori, siano entrate fin da bambino nella sua formazione culturale e musicale. Quelle di Morricone sono opere che si prestano tantissimo a creare e sottolineare delle immagini, perché sono nate per il cinema. Ci sono film – lo possiamo affermare tranquillamente – che non sarebbero così belli senza le sue colonne sonore. E quindi ecco che lo spettacolo nasce con Morau, proprio basandosi su questa sua grande capacità suggestiva. Marcos non ha fatto riferimenti ai film. Ci sono, certo, quelle colonne sonore che conosciamo benissimo, ma anche pezzi di musica leggera italiana che spesso non sappiamo siano stati scritti da Morricone. Morau ha deciso di ricostruire profondamente questo grande artista. È uno spettacolo che racconta le sue notti passate a comporre, i suoi temi ricorrenti, le nomination agli Oscar, il gioco degli scacchi che per lui era importantissimo…

Ci sarà anche un incontro con Marco Morricone…

Posso raccontare a tal proposito un piccolo aneddoto. C’è una scelta precisa, che il pubblico scoprirà guardando lo spettacolo, un’invenzione geniale di Marcos Morau: Morricone non è soltanto uno dei nostri danzatori, ma neppure due, neppure quattordici… è in tutta la compagnia, e ci saranno anche delle marionette che hanno le sue fattezze. La prima volta che abbiamo invitato Marco Morricone ci siamo chiesti se questo potesse sembrare irriguardoso. E invece si è veramente commosso perché ha capito lo spirito che ci ha guidato, cioè quello di guardare da tante sfaccettature questo grandissimo Maestro che era suo padre. E quindi il gioco è presto fatto, costruiamo uno spettacolo attraverso tutti i linguaggi possibili, perfino attraverso quello di una marionetta!

È importante anche che la danza arrivi su un palco solitamente destinato alla prosa…

Il pubblico di oggi è sicuramente più curioso, specialmente le nuove generazioni. Viviamo in un’epoca di iperstimolazione, per cui spesso la narrazione teatrale non ha la stessa forza drammatica – o anche comica – che hanno le fiction, o tanta cronaca della nostra vita quotidiana. In questo senso la danza che è corpo, quindi carne – con tutta l’importanza che oggi la fisicità ricopre nella nostra società - porta in teatro ciò che la parola o la musica da sole non riescono a trasmettere. Senza farne un discorso sulla qualità, ma solo sulla grande forza espressiva e quindi artistica che può avere la danza proprio grazie al fatto di basarsi sul corpo.

Ci attendono altri progetti in collaborazione con il Centro Teatrale Bresciano?

Abbiamo costruito con il Centro Teatrale Bresciano una storia bellissima, che in passato ha portato anche a uno spettacolo per bambini. Certamente mi auguro che sia una storia che andrà avanti, costruendo delle nuove tappe, perché quella che abbiamo intrapreso insieme è una strada vincente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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