Cristoforetti: «Vogliamo avvicinare il pubblico alla danza»
Un 2025 dedicato alla bellezza e alla cultura: il tradizionale Concerto di Capodanno al Teatro La Fenice di Venezia si conferma l’appuntamento imperdibile per cominciare l’anno nuovo sotto questi ottimi auspici. Un programma, quello di quest’anno, all’insegna delle grandi emozioni: da una parte, il concerto diretto da Daniel Harding, che guiderà l’Orchestra e il Coro del Teatro, dall’altro le coreografie ideate da Marcos Morau per gli artisti di Aterballetto che intramezzeranno la live con quattro momenti di danza in altrettanti luoghi iconici di Venezia. L’evento sarà trasmesso su RaiUno in diretta il 1° gennaio alle 12.20.
Abbiamo sentito il bresciano Gigi Cristoforetti, Direttore generale e artistico della Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto, dal 2022 primo Centro Coreografico Nazionale in Italia, per riconoscimento del Ministero della Cultura.
Cristoforetti, cosa significa essere Centro Coreografico Nazionale?
È una collocazione ministeriale concessa ogni tre anni tramite bando. Nel 2025 il titolo verrà riassegnato e noi competeremo nuovamente. In altri termini siamo l’equivalente della Scala per l’opera, di Santa Cecilia per la sinfonica e del Piccolo per il teatro.
Come è nato il progetto del concerto di Capodanno?
Il Teatro La Fenice, insieme a Rai1, organizza un concerto che è un po’ la risposta italiana al concerto di Capodanno di Vienna. Questa è la seconda volta che ci occupiamo degli inserti dei pezzi di danza. La prima volta, nel 2022, le coreografie furono di Diego Tortelli. Per questa occasione ho scelto Marcos Morau, uno dei coreografi più importanti a livello internazionale che ho scelto per l’attenzione alla contemporaneità e la sua grande dimensione visionaria. Con lui abbiamo realizzato anche lo spettacolo “Notte Morricone” che ha debuttato in ottobre al Teatro Argentina a Roma e lì è rimasto per tre settimane. Sarà anche a Brescia il prossimo aprile, nella stagione del Teatro Sociale.

Quella per Venezia è una performance site specific. Quanto è importante sperimentare nuove forme di linguaggio nella danza?
Uno dei miei propositi arrivando a Reggio Emilia era questo: fare danza dappertutto e farla vedere a tutti. Oggi solo una piccola parte di pubblico entra nei teatri, per una serie di motivi che possono essere economici, sociali o di abitudini generazionali. Per questo ho fatto interagire la danza con altre discipline artistiche: la fotografia, l'arte visiva, il teatro e naturalmente la musica. Questi sono già dei primi passi per mescolare i pubblici e per avere una maggiore ricchezza espressiva.
L'altro grande tema è quello di fare site specific: andare nei musei, nelle zone soggette a rigenerazione urbana o in luoghi in cui non c'è un palcoscenico. Anche i danzatori si sono abituati progressivamente ad entrare in un rapporto molto ravvicinato con lo spettatore. Questo dà delle emozioni particolari e ci permette di avvicinare il pubblico alla danza – anche a quella contemporanea che molti ritengono difficile e lontana –. La realtà aumentata è un altro sistema per ottenere esattamente lo stesso risultato: indossando il visore Oculus, lo spettatore entra in uno spazio virtuale in cui convive con il danzatore. Anche questa è un’emozione forte e supera tanti limiti dello spettacolo da vivo, come per esempio quello del tempo e del luogo. Di spettacolo in spettacolo impariamo molto anche noi di questo mezzo, è un linguaggio veramente sperimentale. In Italia siamo gli unici a farlo e ci divertiamo molto.
Quali i progetti per il futuro?
A fine gennaio consegneremo al Ministero il prossimo progetto triennale, concentrandoci come sempre sulla realtà virtuale, il site specific e sul continuare a fare grandi spettacoli sui palcoscenici di tutto il mondo. Stiamo già ottenendo risultati mai raggiunti per la danza, come le tre settimane in scena al Teatro Argentina. Anche l’essere inclusi nella stagione di prosa del Teatro Sociale di Brescia mostra come siamo riusciti a superare dei limiti che definivano molto la nicchia della danza. Ci concentreremo sempre sulla qualità e sulla diversità delle tournée. L’anno prossimo saremo in Sudafrica – questa è la prima volta che lo dico! – che avrà la presidenza del G20, andremo all’Expo ad Osaka e a Nova Gorica-Gorizia Capitale Europea della Cultura. Mi interessa molto essere dove succedono le cose più importanti – non soltanto per la danza – ma per tutto il mondo della cultura e per la nostra società.
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