Cultura

La doppia anima di Brescia, tra centro e periferia: Biesse con il GdB

Anita Loriana Ronchi
Nel numero 32 della rivista edita da Fondazione Negri, fotografie e testi raccontano la dicotomia storica della città, tra storia, lavoro e trasformazioni urbane. In edicola dal 13 gennaio con il Giornale di Brescia a 8 euro, più il quotidiano
Il Ponte Crotte con la santella di San Giovanni Nepomuceno
Il Ponte Crotte con la santella di San Giovanni Nepomuceno
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«Ci sono diversi modi per raccontare della nostra città e chi la abita. Fra queste alcune pagine che compongono questo numero di Biesse provano a dar conto di una dicotomia che per secoli e ancora negli anni Sessanta del Novecento ha caratterizzato la città (e non solo naturalmente). Così, senza per questo avanzare giudizi, il lettore potrà trovare immagini e testi che raccontano del "salotto buono" di Brescia, ovvero Corso Zanardelli. Viceversa, sono presenti altri articoli che raccontano e mostrano le "Case degli sfrattati" rimaste ad ospitare le famiglie sloggiate dal centro per far posto a Piazza Vittoria nella seconda metà degli anni Venti».

Si apre con tale avvertenza l’editoriale dell’editore Mauro Negri e del direttore Marcello Zane nel nuovo numero (il 32) della rivista Biesse. Il periodico bimestrale edito da Fondazione Negri e dedicato alla provincia bresciana è in edicola da martedì 13 gennaio con il Giornale di Brescia, a 8 euro più il prezzo del quotidiano.

Il numero 32 di Biesse, la rivista storica della Fondazione Negri
Il numero 32 di Biesse, la rivista storica della Fondazione Negri

La Brescia del Novecento

Una «dicotomia» che si riflette nella pagine corredate delle straordinarie immagini dell’Archivio Negri dove, in primo piano, troviamo proprio la «vita sul Corso» (parte prima) del direttore Zane; spaccati degli anni ‘20 del secolo scorso fra passeggiate, chiacchiere e vetrine, fino a reclame murali, insegna e tavolini dello storico bar Maffio, attivo già dal 1861.

Il lussuoso ingresso del Bar Vittoria
Il lussuoso ingresso del Bar Vittoria

A fare da contraltare è il «quartiere degli sfrattati», che sorge sul Mella per sistemare in una sorta di capannoni prefabbricati le famiglie che dal centro della città avevano dovuto forzatamente abbandonare le proprie case per rendere possibile, a suon di demolizioni, la realizzazione di piazza Vittoria.

Luoghi storici

Ancora per «La città che cambia», incontriamo il Moretto e il suo monumento, la cui fissità «contrasta col variare della vegetazione circostante» e sfida pure le nevicate degli anni ’50. E la nascita nel 1921 della Stazione sperimentale per le malattie infettive del bestiame, che dal 1936 prende il nome di Istituto Zooprofilattico Sperimentale provinciale.

Il confronto tra «Ieri e oggi» tocca questa volta l’intricato incrocio che introduce a via dei Mille, via Matteotti e corso Martiri della libertà, che due iconografie raffrontano nella veduta dall’alto di piazza Repubblica, laddove si nota che dal punto di vista architettonico-urbanistico poco è cambiato, se non il palazzo nascosto dal fogliame degli alberi, che invece nell’immagine in bianco/nero è ben visibile con diverse fattezze e per le arrotondate vetrine fra le due vie.

Storie provinciali

Molto interessante la carrellata di «Provincia dinamica»: quattro tappe che si snodano fra il Castello di Sirmione, la cima di Montisola, la fierezza di Cimbergo e la piazza di Bedizzole «che pare città». Ed intrigano le «Curiosità»: si comincia da «dietro la Stazione», con l’eccezionale ripresa aerea (scattata con evidenti fini militari) che inquadra l’area ferroviaria del capoluogo con i fasci dei binari che vi transitano lungo l’asse est-ovest.

Ex combattenti in gita alla Ceriola negli anni Venti del '900
Ex combattenti in gita alla Ceriola negli anni Venti del '900

Si prosegue con un’incursione nei «film poliziotteschi», ovvero la (forse) insospettata presenza a Brescia negli anni ’70 di produzioni cinematografiche nazionali a tema «polizia», fra cui «La polizia sta a guardare» di Roberto Infascelli con il grande Enrico Maria Salerno.

Infine, «I muli ringraziano» quando (siamo nel 1927), con l’uscita di un veicolo tattico tuttoterreno, l’Esercito riduce il ricorso all’ippotraino e alla someggiatura degli armamenti.

Industria e lavoro

Non manca, naturalmente, il tema del lavoro rappresentato dalla «fabbrica scomparsa» in quella che è l’attuale via Donegani: la ditta Ceschina & Busi, avviata nel 1863 dall’ingegnere comasco Francesco Ceschina e dall’imprenditore bresciano Giuseppe Busi per la fabbricazione di macine in pietra per molini, ampliata quindi alla produzione di accessori in metallo e macchine per pastifici e frantoi.

L’ingegno bresciano si manifesta anche nella creazione degli stiraindumenti elettrici, in prima fila all’Esposizione internazionale di applicazioni dell’elettricità che si tiene sul colle Cidneo nel 1909.

Ed è l’occasione per conoscere da vicino un personaggio che dell’impresa fece la vocazione di una vita: Attilio Franchi, un imprenditore eclettico e lungimirante che, dalla piccola filanda originaria di Sant’Eustacchio, riuscì a creare un vero impero industriale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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