Arte

Quell’Italia che sognava il futuro tra Lambretta, tv e un piatto di pasta

Francesca Roman
Nella Sala del Capitano della Rocca di Lonato tre sezioni, dedicate alle prime réclame, al tempo libero e all’industria tessile sono visitabili fino al 7 giugno
Manifesti pubblicitari in mostra - © www.giornaledibrescia.it
Manifesti pubblicitari in mostra - © www.giornaledibrescia.it
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Colori accesi, forme astratte, messaggi gioiosi. Nel secondo dopoguerra, i più grandi artisti e designer italiani, da Bruno Munari a Ettore Sottsass, da Erberto Carboni ad Armando Testa, sono anche protagonisti della neonata «arte della pubblicità». Se ne possono ammirare le iconiche intuizioni nella mostra «Italia del Miracolo. Arte, Design e Pubblicità 1948- 1968» allestita nella Sala del Capitano della Rocca di Lonato fino al 7 giugno.

Si tratta di una selezione di 60 opere, tra cartelloni pubblicitari, fotografie e disegni progettuali, provenienti dalla Collezione di Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, che raccontano gli anni del boom economico, stagione irripetibile in cui creatività, industria e cultura visiva hanno dato forma a un nuovo immaginario collettivo e alle radici del Made in Italy.

Dopoguerra e Boom

Una storia di successo che germoglia negli anni della ricostruzione postbellica - come ha ricordato all’inaugurazione il professor Sergio Onger, presidente della Fondazione Ugo da Como -, in cui la voglia di riscatto si coniuga con l’adozione del modello americano, portatore di nuovi bisogni e consumi, interpretati però dalla secolare tradizione italiana, basata sul legame storico tra arte e artigianalità. Designer e artisti iniziano a ripensare il mondo, colpiti da un’ondata di felicità progettuale che si propaga in tutti i settori. Il percorso espositivo si articola in tre sezioni tematiche: la prima è dedicata alla cosiddetta «Pubblicità bambina», espressione coniata da Leonardo Sinisgalli per indicare quella prima fase di promozione dei prodotti finalizzata solo a far sorridere, fornire un’immagine piacevole, associabile a un’esperienza gradevole, lontana dal mondo del sacrificio e di povertà di un passato recente.

L’esposizione. Uno scorcio dell’allestimento alla Rocca di Lonato // ph ilaria vidaletti
L’esposizione. Uno scorcio dell’allestimento alla Rocca di Lonato // ph ilaria vidaletti

L’arte pubblicitaria scritta da Erberto Carboni, Bruno Munari, Giovanni Pintori non parla più a una élite, bensì a un pubblico giovane e composito, fatto di borghesia ma anche di classe operaia. In mostra, ad esempio, si può ammirare l’immagine della Rai firmata da Munari (1954) con un linguaggio evocativo, lontano da ogni forma di realismo, in cui testo e figure dialogano in maniera libera e giocosa, citando in totale anarchia futurismo, cubismo, surrealismo, funzionalismo e astrattismo.

La scoperta del tempo libero

La seconda sezione, «L’Italia che si muove», racconta la scoperta del tempo libero e del viaggio: la fuga dalla città nel fine settimana, le vacanze al mare, i sogni di mobilità in 500 e 600, in Lambretta o in Vespa. Un’Italia dinamica e fiduciosa, accompagnata da campagne pubblicitarie innovative come quella per Barilla di Carboni «La pasta del buon appetito» (1952), che accosta in maniera non realistica un cucchiaio, una forchetta e le forme della pasta (due spaghetti, una farfalla, un rigatone e due penne), riuscendo a restituire in maniera sintetica la modernità dello spirito dell’azienda di Parma.

Tra artigianato e industria

L’ultima parte è dedicata all’industria tessile, settore capace di unire valore artistico e artigianalità con uno sguardo alla produzione industriale. Gli artisti dell’epoca sono invitati a partecipare alle Triennali di Milano e iniziano a usare le stoffe come tele su cui dipingere grandi quadri di matrice astratta-concreta, non destinati alle gallerie e ai musei, bensì alle case della gente comune tramite l’industria, che le diffonde su grandi rotoli di tessuti stampati a macchina. In mostra si possono ammirare i progetti grafici firmati da Munari (1950), Sottsass (1957) e Melotti (1954).

La mostra si può visitare tutti i giorni dalle 10 alle 18 con un biglietto unico (6 euro), che consente l’accesso a tutto il complesso monumentale della Fondazione Ugo da Como. Disponibile in loco il catalogo di Silvana Editoriale (120 pp., 30 euro).

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