Luca Giordano al MarteS: in mostra un dipinto mai esposto al pubblico

Il museo di Calvagese ospita fino al 29 novembre «La Vocazione dei Santi Pietro e Andrea all’apostolato», monumentale tela del 1665 circa proveniente da una collezione privata
Francesca Roman
Luca Giordano, «La vocazione dei Santi Pietro e Andrea dell'apostolato»
Luca Giordano, «La vocazione dei Santi Pietro e Andrea dell'apostolato»

Tra Napoli e Venezia, tra il chiaroscuro violento di Caravaggio e la materia pittorica spessa di Ribera. Il pittore barocco Luca Giordano (Napoli, 1634-1705) fa il suo ingresso al MarteS di Calvagese con un’opera inedita, monumentale e di grande impatto, «La Vocazione dei Santi Pietro e Andrea all’apostolato» (1665 circa), che trova posto in una sala appositamente riallestita e ridipinta di verde, accanto ad alcune tele dei principali maestri veneti e veneziani della corrente pittorica «tenebrista» già conservate nel museo, tra cui Andrea Celesti, Antonio Zanchi e Girolamo Forabosco. Nasce così la mostra curata dal conservatore Stefano Lusardi «Luca fa’ presto. Una Conversione inedita di Luca Giordano», che resterà allestita fino al 29 novembre.

L’opera

Proveniente da una collezione privata e mai esposta al pubblico, la grande tela (192 x 252 cm) di Giordano è stata presumibilmente realizzata durante il primo soggiorno dell’artista a Venezia, in età giovanile, tra il 1664 e il 1665. «Giordano è stato profondamente segnato dalla cultura del Rinascimento e del Barocco veneziano – chiarisce Edoardo Lattuada, professore ordinario di Storia dell’Arte dell’età moderna all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, e autore della monografia edita da Silvana Editoriale (64 pp, 20 euro) – e ha segnato a sua volta questa città. Basti pensare alle sue pale d’altare nella chiesa della Salute del Longhena».

Il dipinto esposto al MarteS, infatti, fonde con maestria il naturalismo drammatico e prorompente delle figure di Jusepe de Ribera con la ricchezza cromatica e la grandiosità compositiva della tradizione veneta, dando vita a una sintesi formale unica. «L’ingresso temporaneo di questo capolavoro nel nostro percorso museale – afferma Stefano Sorlini, presidente della Fondazione intitolata al padre Luciano – crea un dialogo virtuoso con le opere della collezione permanente, stimolando riflessioni, accostamenti e nuove chiavi di lettura».

Muscoli ed emozione

Il soggetto dell’opera trae ispirazione da uno dei passi più celebri del Vangelo di Matteo, quello dei «pescatori di uomini», e trova il suo fulcro narrativo nel tema della Vocazione, più volte affrontato da Giordano nel corso della sua carriera. Nella versione esposta al MarteS, i protagonisti sono i due fratelli pescatori Simon Pietro e Andrea, investiti da un’intensa luce frontale che ne esalta la possente anatomia: muscolature toniche, membra nodose e abbronzate dal lavoro all’aperto. I due sono colti in un atteggiamento sospeso tra incredulità e timore reverenziale nei confronti del divino, mentre un terzo pescatore, intento a controllare la quantità del pescato, sembra non accorgersi dell’avvento di Cristo. Gesù, collocato sulla sinistra in posizione più arretrata, si rivolge alla barca con un gesto magniloquente e solenne, di caravaggesca memoria. Come lo sono altrettanto il chiaroscuro violento e la luce tagliente.

«Giordano era conosciuto anche come “Luca fa’ presto” – ricorda Lattuada –, per la sua incredibile velocità di esecuzione, assillato da un padre-padrone che vendeva i suoi disegni per pagare a entrambi i viaggi di studio. Spesso è stato usato come dispregiativo, mentre in realtà era un pittore con un istinto e una capacità di lavoro straordinaria».

La visita

La mostra, così come l’intero museo, si potrà visitare solo con visita guidata il lunedì alle 10, 11.30, 13, 14.30 e 16; il martedì, mercoledì e venerdì alle 10, 11.30 e 13; il sabato alle 15 e 16.30; la domenica alle 11, 14.30, 16 e 17.30. Biglietto intero 14 euro, ridotto 10. Per maggiori informazioni: www.museomartes.com, info@museomartes.com.

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