Arte

Sette saponette di marmo: la bresciana Carrera vince il Premio ArteamCup

Giulia Camilla Bassi
La giuria ha premiato l’opera per la forza concettuale con cui un gesto quotidiano come lavarsi le mani viene trasformato in una riflessione collettiva su rimozione e memoria
Le saponette di Monica Carrera - © www.giornaledibrescia.it
Le saponette di Monica Carrera - © www.giornaledibrescia.it
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Sette saponette allineate. Semplici come un’abitudine, pesanti come il marmo. Si intitola «A mano a mano» l’opera con cui l’artista bresciana Monica Carrera, il 10 gennaio ha conquistato il Premio ArteamCup, riconoscimento nazionale dedicato all’arte contemporanea.

Un lavoro che la giuria ha premiato per la forza concettuale con cui un gesto intimo e quotidiano come il lavarsi le mani viene trasformato in una riflessione collettiva su rimozione e memoria. Sette saponette scolpite nel marmo, adagiate su altrettanti portasapone.

Le saponette

Ciascuna porta un’incisione che sposta il gesto su un piano emotivo e politico. Si leggono parole che chiamano in causa corpi, legami e cronaca: «Madre Terra», «sangue», «GAZA 2023», «Il dolore di mia sorella», «COLPA», «Infanzia». E una tavoletta nera e muta, come un vuoto, il silenzio dell’indicibile.

La premiazione di Carrera è arrivata al termine di un percorso articolato: prima la selezione dei 68 semifinalisti, in occasione della mostra «Paratissima» ad ottobre; poi la scelta dei 32 finalisti, a Savona negli spazi della Fortezza del Priamar, sede dell’esposizione conclusiva e della proclamazione della vincitrice assoluta.

«L’idea definitiva per quest’opera mi è arrivata naturalmente sotto la doccia – scherza Monica Carrera –. Nel mio lavoro uso moltissimo gli oggetti quotidiani, la vita di tutti i giorni mi ispira. In realtà stavo soffrendo profondamente per una serie di notizie terribili che ci circondano. Sono tempi duri, e, a mio parere, c’è stato un crollo nell’ordine mondiale. A noi però tutto questo arriva sotto forma di una “tempesta di briciole”. Veniamo bombardati da notizie, ma non riusciamo a comprendere la struttura di ciò che sta cambiando. Eppure, queste notizie sembrano essere continuamente lavate via da quelle successive. L’una cancella l’altra. Arrivano come schiaffi: briciole che non raccontano la sostanza, ma puntano solo allo shock. Sono ovunque – dai femminicidi all’attacco di Israele su Gaza – e tante altre ancora».

Il cuore dell’opera

L'artista bresciana Monica Carrera - © www.giornaledibrescia.it
L'artista bresciana Monica Carrera - © www.giornaledibrescia.it

Shock e frammenti che nel lavoro di Carrera si solidificano nella materia. Le parole incise sul marmo diventano tracce che chiamano in causa e non lasciano spazio alla rimozione. «Dentro di noi le cose scrivono e rimangono incise. È da qui che nasce l’idea di queste saponette. Perché l’oggi è sapone, è malleabile e l’informazione può plasmarlo. Ma il domani sarà marmo, perché diventerà storia».

In questo passaggio l’opera trova il suo baricentro. «Con queste saponette racconto la mia esperienza a 360 gradi come persona: dalla notizia di cronaca, al dolore di mia sorella, che può essere quello reale di mia sorella Maria Elisa o quello di tutte le donne che vengono uccise ogni giorno. Volevo muovermi sul confine tra sfera pubblica e privata».

Nel 2026 Carrera sarà tra i protagonisti di un nuovo capitolo del Premio ArteamCup, con una mostra al MuDA di Albissola Marina insieme agli altri due finalisti Francesco Fossati e Massimo Levati.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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