Può resistere a tutto, meno che alla bruttezza. Da abbracciare, invece che respingerla, per esorcizzarla. Facendosene gioco, ma allo stesso tempo – la vera chiave è questa – stimolando riflessioni e creando dibattito «perché il brutto di oggi sarà il bello di domani». Il tutto maneggiando con estrema cura l’arma dell’ironia con picchi di genialità e, soprattutto, col coraggio di sfidare – in piena era della suscettibilità – nell’arena dei social, la categoria professionale degli architetti. Facendolo da «insider» perché lui stesso, Massimo – per tutti Max – Adiansi è un architetto. Che nei ritagli di tempo veste i panni del suo alter ego virtuale: l’implacabile Architerror.
Alla ricerca del brutto
Tra Instagram e Facebook conta oltre 200.000 followers: catturati da un’incredibile raccolta fotografica del «best of» delle mostruosità architettoniche internazionali («Facile parlare del bello, ma al brutto chi ci pensa?»). Scatti («frutto di segnalazioni che mi arrivano da ogni angolo di mondo») corredati da didascalie, in italiano e in inglese, che fanno il verso – in modo dissacrante – ai critici architettonici. Dunque: architetto di giorno e Architerror di notte «perché il tempo che dedico a quello che un hobby assoluto è quello prima di andare a letto». Ruoli che non si sovrappongono, ma che vanno in parallelo.




