Architerror, che racconta il lato oscuro (e brutto) dell’architettura

Può resistere a tutto, meno che alla bruttezza. Da abbracciare, invece che respingerla, per esorcizzarla. Facendosene gioco, ma allo stesso tempo – la vera chiave è questa – stimolando riflessioni e creando dibattito «perché il brutto di oggi sarà il bello di domani». Il tutto maneggiando con estrema cura l’arma dell’ironia con picchi di genialità e, soprattutto, col coraggio di sfidare – in piena era della suscettibilità – nell’arena dei social, la categoria professionale degli architetti. Facendolo da «insider» perché lui stesso, Massimo – per tutti Max – Adiansi è un architetto. Che nei ritagli di tempo veste i panni del suo alter ego virtuale: l’implacabile Architerror.
Alla ricerca del brutto
Tra Instagram e Facebook conta oltre 200.000 followers: catturati da un’incredibile raccolta fotografica del «best of» delle mostruosità architettoniche internazionali («Facile parlare del bello, ma al brutto chi ci pensa?»). Scatti («frutto di segnalazioni che mi arrivano da ogni angolo di mondo») corredati da didascalie, in italiano e in inglese, che fanno il verso – in modo dissacrante – ai critici architettonici. Dunque: architetto di giorno e Architerror di notte «perché il tempo che dedico a quello che un hobby assoluto è quello prima di andare a letto». Ruoli che non si sovrappongono, ma che vanno in parallelo.
Tuttavia, già da un pezzo Architerror è tra noi: è uscito dal virtuale e vive ufficialmente una vita propria e reale. Tiene conferenze, viene invitato nelle università a tenere lezioni, cura una rubrica (dedicata all’horror, s’intende) su «Door», mensile di «La Repubblica» e, mentre pensa alla stesura di un libro («Sono stato di recente contattato, ci penso su») è diventato pure attore per una notte.
Viaggio
Protagonista di un monologo dal titolo «Viaggio nel lato oscuro dell’architettura» portato in scena lo scorso fine settimana sul palco del Teatro di Fiesole all’interno del cartellone della Primavera Fiesolana.
«Un impresario teatrale ha assistito a una delle mie conferenze e mi ha proposto un adattamento da scena. Ci ho provato proponendo al pubblico, una platea di 150 persone, una serie di monologhi (introdotti da un video in cui Adiansi scorrazza su una Mustang attraversando le strade di Brescia e provincia in cui sorgono edifici perlomeno curiosi, ndr) facendomi aiutare da tante slide alle mie spalle: tra il serio e il faceto ho raccontato il viaggio dell’Architerror. Mi sono anche fatto aiutare da un’amica del mestiere per capire alcuni meccanismi attoriali, ma poi ho deciso di essere semplicemente me stesso. D’altronde sono convinto che se le mie pagine social funzionano, è solo perché sono all’insegna della genuinità oltre che dell’indipendenza non essendo il mio un business, ma solo appunto un divertente passatempo che mi permette anche di sperimentare e misurarmi con me stesso».

Ed è andata: «Pare bene...Io ero molto teso perché non ero mai salito nemmeno sul palco dell’asilo...Tra prove tecniche e prove generali mentre mi chiedevo se mi sarei ricordato tutto, all’ora dello spettacolo ero già cotto. Superato il primo momento di imbarazzo, alla prima risata del pubblico mi sono sciolto». Adiansi assicura: «È stata una esperienza "one shot", non ho intenzione di fare l’attore né di replicare lo spettacolo. Casomai, ora ho l’idea di darmi ai mockumentary, piccoli film che ricalcano lo stile dei documentari, ma con l’intento satirico».
Dentro di sé
L’Architerror vive da sempre in Adiansi: «Sono sempre stato un osservatore e anche da piccolo quando viaggiavo in macchina con i miei, associavo i tragitti alle costruzioni strane che vedevo strada facendo: inoltre giocavo solo con i Lego e mi esprimevo con i disegni. Sono atavicamente attratto dal trash e dal kitsch, dai lati B di tutte le cose e sono scanzonato per natura. Ricordo che all’università un professore ci chiese di provare a realizzare la casa di una persona a scelta: io optai per Loris Batacchi, che è in realtà un personaggio interpretato da Andrea Roncato in un episodio della saga di Fantozzi…».
La trasposizione social delle attitudini di Adiansi avviene una quindicina d’anni fa: «Creai un gruppo su Facebook che era poco più di un circolino di amici in cui ci si divertiva a pubblicare le fotografie degli edifici brutti di Brescia. Poi da cosa nasce cosa…Il logo di Architerror? Apertamente ispirato alla locandina del film “Planet Terror” di Rodriguez».
Riassumendo: la community di Adiansi smaschera il brutto, lui lo porta alla luce e, in più, descrivendo gli edifici prende in giro i critici del settore: «E i loro linguaggi ampollosi…Una volta durante una lezione ho letto ad alta voce una critica, poi ho proposto quattro immagini di edifici e ho chiesto ai partecipanti di associare le parole alla struttura alla quale si riferivano: ebbene, solo risposte sbagliate…».
Equilibrio
Architerror leva dal piedistallo le figure che appartengono al suo mondo eppure, grazie al garbo che è la sua cifra stilistica, riesce in una specie di miracolo: gli haters stanno quasi a zero e, a parte qualche rumore di fondo, non si hanno notizie di architetti che se la sono presa per «lesa maestà»: «Credo sia perché la mia filosofia risulta molto chiara: non c’è alcun intento di offendere. Inoltre non pubblico mai i nomi dei progettisti, solo i luoghi in cui sorgono gli edifici “recensiti”. A ogni modo sono anche io felicemente colpito dal riscontro e dalla capacità dei miei colleghi di “incassare”. Un’altra cosa che mi sorprende, è quella di essere seguito da personaggi molto importanti come a esempio il critico d’arte Jerry Saltz. Ne sono lusingato… In qualche modo i social mi hanno permesso di abbattere alcune frontiere».
Pensiero
I social e l’intuizione di partire dalla bruttezza per spiegare la bellezza: «Torno al concetto della bruttezza di oggi che sarà il bello di domani. Per creare qualcosa di nuovo bisogna “rompere”. È dalla rottura, dagli elementi disturbanti che nascono discussioni e quindi stimoli. Rifarsi sempre a ciò che già esiste rifugiandosi nel "finto classico, finto questo e finto quello” si va sul sicuro, non si sbaglia, ma non si innova».
Ma se un giorno, un altro Architerror dovesse catalogare come brutto un lavoro dell’architetto Adiansi? «In effetti – sorride – non lo so come reagirei».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
