Da Monte Isola alla terraferma: l’arte colora il lago d’Iseo

«La via degli archèc», il progetto artistico che per un anno, tra il 2023 e il 2024, ha trovato casa a Monte Isola è diventato «Acqua Sebina» ed è stato esportato sulla terraferma. Le cinque installazioni posizionate in altrettante località dell’isola, ideate e realizzate dal gruppo «Maji Raku», hanno trovato posto in spazi privati, mentre, grazie al supporto di Visit Lake Iseo, il progetto continua nei paesi rivieraschi. L’obiettivo è contribuire alla creazione di un luogo dove gli artisti lavorino ed accolgano chi vuole osservare, confrontarsi e conoscere.
Il progetto
L’origine del progetto comincia a Sale Marasino, dove si trova l’opera dal titolo «Genesi»: nel 2023 è stato trasferito sull’isola, a Peschiera Maraglio con la «Storia», in località Le Ere con le «Anime danzanti», a Sensole con «Futura», al Porto di Siviano con «Sogno» e all’antico porto di Carzano con «Pesca». Ogni installazione richiama storia, tradizioni e folklore dell’isola; i Qr code riportati sull’opera permettono l’ascolto di un brano musicale e la visione di contenuti multimediali, con la voce dell’attore Luciano Bertoli, completano la lettura del luogo.
«Maji Raku ha progettato «La via degli archèc» e «Acqua Sebina» con l’obiettivo di «promuovere un territorio con l’arte – dice Giacinto Silistrini, uno dei tre artisti che con Bruna Gelpi e Adelmo Zanotti compongono il gruppo –. Maji in lingua swahili significa acqua. Il progetto nasce dalle acque del Sebino e prende vita a Monte Isola dove per generazioni la vita dell’uomo è stata scandita da acqua e pesca». È questo che raccontano le installazioni: «Abbiamo recuperato le tradizioni dei pescatori e delle attività artigianali connesse, la costruzione di barche e reti e la conservazione dei pesci e le abbiamo narrate con diverse prospettive artistiche, unendo letteratura, teatro, musica e scultura».
Oltre l’isola

Dopo Marone, che ha collocato un’installazione di pesci in corten, ceramica raku e reti sul lungolago, denominata «Philìa», per il rapporto di amicizia che gli artisti hanno con il lago, il percorso si completerà con altre installazioni. «L’opera Philìa interpreta le spalliere utilizzate per essiccare le sardine di lago e propone allo spettatore la riscoperta del ritmo estetico delle forme del pesce, dei riflessi dell’acqua e dei mille nodi sulla rete» dice Sillistrini. I testi sono stati selezionati ed in parte scritti dalla storica Rosarita Colosio e le musiche da Paolo Ugoletti. Il progetto è itinerante sul territorio e per questo, muovendosi per vedere le opere, si visitano anche diverse località, creando una sorta di atelier permanente all’aperto.
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