ArteValsabbia

A Sabbio Chiese la mostra di Ottorino Garosio, Bonomi: «Inno alla vita»

Enrico Giustacchini
Si inaugura oggi alle 17 alla Madonna della Rocca: lo storico, che è tra i curatori della mostra, parla dell’attualità dell’opera del valsabbino
  • Alcune opere di Ottorino Garosio
    Alcune opere di Ottorino Garosio - © www.giornaledibrescia.it
  • Alcune opere di Ottorino Garosio
    Alcune opere di Ottorino Garosio - © www.giornaledibrescia.it
  • Alcune opere di Ottorino Garosio
    Alcune opere di Ottorino Garosio - © www.giornaledibrescia.it
  • Alcune opere di Ottorino Garosio
    Alcune opere di Ottorino Garosio - © www.giornaledibrescia.it
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Si inaugura oggi alle 17 alla Madonna della Rocca a Sabbio Chiese la mostra antologica, promossa dall’associazione Via Glisenti 43 e articolata su cinque sedi, «Ottorino Garosio (1904-1980). Geografie umane tra la Vallesabbia e la città». Abbiamo chiesto qualche anticipazione ad Alfredo Bonomi, uno dei curatori del progetto.

Bonomi, a quasi mezzo secolo dalla scomparsa, possiamo considerare l’opera di Garosio opera ancora attuale?

Non v’è dubbio che egli sia a tutt’oggi veramente popolare, specie in Vallesabbia, la «sua» valle. La pittura di Garosio ha colloquiato con molta gente e ne ha favorito l’avvicinamento all’arte in maniera spontanea. Se c’è un pittore che ha interpretato e diffuso l’identità umana valsabbina sino alle più recenti e qualche volta dirompenti trasformazioni sociali ed economiche, questo è proprio Garosio. Il personaggio, nelle più variegate, simpatiche, scanzonate e libere sfaccettature, non carente di gesti volutamente teatrali, si è imposto ed è diventato «di casa» come i suoi quadri. È legittimo però interrogarsi sul significato, nel contesto odierno, del «ritorno» della pittura di Garosio: non è un interrogativo retorico perché sollecita alcune riflessioni che, nel loro concatenarsi, portano alla conclusione che questo artista sia ancora attuale, pure in un tempo assai lontano da quello che ha accolto la sua vita e la sua creatività. Proprio per questo la mostra è stata dislocata su più sedi, nella concretizzazione di un’idea ben precisa. Partendo da Bagolino, la «città della montagna bresciana», scendendo a Vestone, il cuore dell’esperienza pittorica di Garosio, sostando a Sabbio Chiese nella suggestiva cornice della Rocca, per giungere a Brescia nella sede dell’Aab e in quella della fondazione Martino Dolci, è come se tutto il territorio che gli è stato amico abbracciasse l’artista.

È l’intendimento di un franco e sincero colloquio con lui, a distanza di molti anni; è il desiderio di immergersi nella sua opera, ripercorrendo un tragitto personale denso di significato, non solo per i ricordi e le nostalgie che può richiamare, ma ancor più per comprendere meglio una società articolata qual è quella bresciana e, nello specifico, quella della «geografia umana» della valle del Chiese.

I saldissimi, indissolubili legami con la propria terra non hanno impedito a Garosio di disegnare un percorso di ampio respiro, attento alla lezione delle grandi correnti della pittura della sua epoca.

È così. Pur essendo rimasto sostanzialmente valligiano e vestonese per tutta la vita, egli si è misurato con questo ambito considerandolo come un ambito umano universale. Ha inoltre colto nel mondo dell’arte sollecitazioni tipiche dei movimenti del Novecento: le ha colte dimostrando un fiuto straordinario, e così bene che - se osserviamo con attenzione le sue opere, soffermandoci sulle modalità coloristiche - ci sembra di scorrere le pagine di un libro sulla pittura, lombarda e non solo, del XX secolo.

Al centro della sua produzione vi è sempre l’uomo. È per questo che i quadri di Garosio non cessano di offrirci motivi di riflessione?

Sarebbe un grave errore ritenere Ottorino Garosio un pittore oleografico del proprio «contado». Partendo dall’attaccamento alla quotidianità dei valligiani, che rimanda poi a quella degli uomini sparsi nelle molte geografie del mondo, egli compone un universo dove i sentimenti, il lavoro, la gioia, la speranza, il dolore, la religiosità intesa come sacralità di tutte le creature, diventano l’occasione di far trionfare la forza dei colori, la colloquiante linea dei disegni, la sinfonia delle sfumature e delle atmosfere del paesaggio. In questo senso, sicuramente, l’arte di Garosio assume la veste di un inno alla vita e ai suoi valori.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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