Cultura

Arianna Porcelli Safonov: «I miei 8 personaggi sull’orlo dello sbrocco»

L’autrice satirica sarà a Brescia per il Festival LeXGiornate: porterà le sue «Omeophonie», fiabe per adulti struggenti ma tutte da ridere
Arianna Porcelli Safonov - Foto di Claudio Silighini
Arianna Porcelli Safonov - Foto di Claudio Silighini
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Le «Omeophonie» di Arianna Porcelli Safonov sono «fiabe per adulti in cui la morale risorge dalla sofferenza altrui, quando divene selvaggia, quando si libera dal senso civico». Fiabe che la scrittrice, autrice satirica e storyteller porterà a Brescia per il Festival LeXGiornate: lo spettacolo è in programma il 19 settembre alle 21 all’auditorium San Barnaba in corso Magenta (biglietti da 15 a 25 euro su Vivaticket), ne abbiamo parlato in anteprima con lei.

Arianna, lei è tante cose. Qual è la definizione che trova più calzante?

È sempre difficile trovare una sola definizione, spero che le persone siano più variegate. Diciamo che scrivo cose tristi che fanno ridere. Lo faccio attraverso il teatro, i libri, i podcast… Faccio divulgazione affrontando argomenti che non fanno normalmente parte dell’umorismo, ma che propongo al pubblico tramite la satira.

Ci sono autori o autrici della sfera della letteratura umoristica che più di altri l’hanno ispirata?

Ci sono tanti autori che amo, ma che non sono propriamente romanzieri: c’è ancora questo luogo comune che vuole chi fa ridere non possa scrivere più di sette pagine. Fran Lebowitz e David Sedaris sono i miei punti di riferimento come lettrice. Mi piace la loro capacità di raccontare cose estremamente ordinarie come lo sono i fatti di costume e le abitudini facendole diventare straordinarie.

Per raccontarsi usa molto anche Instagram. Qual è il suo rapporto con i social network?

Sono uno strumento come un altro, ma permettono di rendersi indipendenti dalla distribuzione. Una volta erano le reti televisive o radiofoniche che stabilivano se il pubblico fosse pronto a usufruire del servizio narrativo che un autore offriva. Sui social si è già davanti al pubblico e questo è rivoluzionario per gli artisti della mia generazione, e cioè quelli over35 che hanno distribuito materiali che restavano nei cassetti dei produttori. La controindicazione è che ci si trova di fronte anche quel pubblico che non ha voglia di fermarsi davanti ai contenuti.

Quello però è un diritto del fruitore, non crede?

Certamente, e spero che resti per sempre un diritto.

In «Omeophonie» unisce satira, jazz e musica elettronica. Di cosa si tratta?

Sono otto racconti, una cartella clinica divertente della quotidianità. Storie di persone normali prese nel loro giorno di sbrocco, di sfogo. Sono profili che tutti conoscono: il giovane studente di design che cerca di sfondare in una Milano cattiva, l’uomo innamorato che viene maltrattato dalla donna (un racconto struggente che fa ridere tantissimo), la moglie del politico romano che si sfoga al circolo perché non regge più la tensione di una vita di protocolli… Persone che consideriamo odiose, ma che lì, alla fine, vogliamo abbracciare.

La sua preferita?

Richi, l’animatore settantenne di feste per bambini. È un personaggio che ho conosciuto dal vivo e su cui ho costruito il racconto. Immagini un nonno stanco con due nipoti, e poi lo stesso anziano a gestire una festa: ha un approccio militare all’animazione ma anche per questo piace un sacco ai bambini.

La musica che ruolo ha?

Renato Cantini e Michele Staino (che oltre che jazzista è fumettista come lo scomparso padre) hanno scritto le musiche: ogni storia ha una colonna sonora, per fare percepire allo spettatore di essere davanti a dei micro-film. La musica permette di tenere il ritmo, ma spero anche che si balli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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