Cucina

Per molti la crisi è già un ricordo

Il 2010 ha segnato finora un incremento di almeno il 10%. C'è chi cresce e c'è chi soffre, ma sono passati giorni peggiori. «Mi pento di non avere seguito di più le mode, almeno con le aziende adatte»

La crisi finanziaria e il palloncino hanno congiurato contro il vino, ma in gran parte il momentaccio è passato. L'inizio del 2010 ha segnato come minimo un incremento delle vendite del 10% sul 2009. In ogni caso il momento di difficoltà ha toccato alcuni e non altri e poi ciascuno in misura diversa.
Ne parliamo ormai da quasi due mesi con gli enologi bresciani (che sono tantissimi e bravissimi: una fatica rinunciare a coinvolgerne di più) cercando di scoprire nella sfera di cristallo quale è il futuro del vino e soprattutto del vino bresciano. Le risposte sono state le più varie, c'è però un filo conduttore che rassicura: il vino bresciano è messo bene, cioè ha prodotti che il mercato gradisce e che hanno un futuro. E poi si tratta di un settore ciclico che ai momenti difficili è abituato. Risultato? Se ne uscirà.
Questo è di certo il pensiero di Cesare Ferrari, enologo di lungo corso, padre tecnico di molti vini bresciani importanti in Franciacorta, ma anche a Botticino e Capriano. Un enologo ormai bresciano che curiosamente è più conosciuto nelle isole, come diciamo nella scheda. Quello di Ferrari è un panorama ampio ed è con il suo giudizio «pesante» che concludiamo questo giro d'orizzonte.
Il vino è in crisi? È vero che ci sono cantine traboccanti di vino invenduto, soprattutto rosso?
«La crisi è puntiforme. Non è vero in generale che ci sono cantine piene di vino. È vero che ci sono aziende poco conosciute che stentano a vendere, ma ce ne sono altre che stanno crescendo dell'8-10% l'anno. Per alcune il 2009 è stato un anno boom. In ogni caso il 2010 ha confermato la ripresa con un aumento delle vendite che è almeno del 10% rispetto al 2009. Vero che è diminuita la ricerca, da parte degli appassionati, di piccole aziende (che era di moda), ma ci sono molte piccole che vanno molto bene».
Non solo bollicine
Pensa alle bollicine?
«Alcuni pensano solo alle bollicine, altri si stanno orientando su un vino intermedio di qualità, ma con un prezzo a cavallo dei 5 euro. Chi produce vini fermi ha subìto una flessione maggiore e sta, ad esempio, rinunciando ad alcuni ettari ad uve rosse, ma è bene che continui, anche in Franciacorta».
E sul Garda?
«Sul Garda ci sono alcuni piccoli produttori la cui situazione è pesante. Sarebbe meglio avviare alla distillazione le giacenze di vini vecchi per far spazio ai nuovi. Il futuro per i vini bresciani però c'è. Il Garda ha il Chiaretto (che nella versione spumante è una vera delizia) e il Groppello (che a me piace vinificato stile Pinot Nero). Poi abbiamo delle zone vocate per fare grandi rossi. A Botticino e a Capriano conosco aziende da tre bicchieri del Gambero Rosso. Non li hanno ancor avuti, ma hanno le botti vuote. La Lugana non ha problemi, anche se la corsa ai nuovi impianti potrebbe rivelarsi troppo rapida».
Quasi tutti i nostri interlocutori sconsigliano oggi di investire nel vino...
«Siamo passati attraverso crisi pazzesche e ne siamo sempre usciti. Avendo dei soldi io consiglio di comprare, con prudenza, anche terreno non ancora vitato. Il momento verrà».
La domanda finale, facile con una esperienza così lunga, è che cosa non rifarebbe e che cosa le ha dato più soddisfazioni.
«Un tempo si diceva che non si devono seguire le mode. Lo hanno ribadito anche alcuni degli enologi intervistati. Oggi mi pento invece di non avere seguito di più le mode consigliando la produzione di vini che il mercato richiedeva. Intendiamoci, solo con certe cantine, quelle tradizionali devono rimanere. E non mi riferivo certo ai vini costruiti bensì a determinate caratteristiche specifiche e anche di qualità. Alcuni esempi: oggi assistiamo al consumo di vini bianchi molto gradevoli e che contengono un discreto residuo zuccherino, un tempo era pressoché impensabile proporre un vino così. Gli stessi champagne hanno in molti casi cambiato aspetto nel colore e nei profumi, decisamente più freschi e meno impegnativi, così richiede oggi il mercato. Sicuramente non ho mai consigliato le produzioni di vini bianco carta o dotati di sapore di legno eccessivo. Alla seconda parte della domanda è facile rispondere: per almeno 10 aziende sono l'enologo di fiducia da 40 anni. Se non è una soddisfazione questa...»
Gianmichele Portieri

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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