Ristorante «Sampei», i sei fratelli Amato cedono il locale dopo vent’anni

Il ristorante pizzeria «Sampei» passa di mano. I sei fratelli Amato che lo hanno aperto e gestito negli ultimi vent’anni, lasciano per due ragioni: l’età, che li vede racchiusi tra i sessanta e settant’anni, e il dato insormontabile dei quindici nipoti, nessuno dei quali ha voluto raccogliere il testimone di una attività certo redditizia, ma quanto mai impegnativa.
La storia
Il «Sampei», dal primo maggio, passa così ai titolari del ristorante «Civico 54», di Odolo. I fratelli Amato sono stati in attività a Lumezzane per quasi cinquant’anni, giunti in valle da Ravello, il famoso centro turistico della Costiera Amalfitana, affacciato sul mar Tirreno, celebrato per gli straordinari giardini e per un non meno famoso Festival. A ridosso degli anni Ottanta, i sei… intrepidi ragazzi (allora) Tommaso, Luciano, Maurilio, Alessandro, Massimo, Daniele lasciavano la costiera per affrontare l’avventura lumezzanese con un carico di speranze che, visto il loro successo, sono state vincenti.
Iniziavano con la gestione del ristornante «Ariston» a S. Apollonio, frequentatissimo (oggi malinconicamente chiuso) poi, via via, davano vita al ristorante pizzeria «Saraceno» a Pieve e, in anni più recenti, ai punti da asporto di S. Apollonio, in piazza Paolo VI e a Piatucco, in Piazza Diaz. Infine eccoli aprire il «Sampei», oggi il ristorante più capiente della valle, capace di duecento coperti.
Passione e amore
Insomma, i fratelli Amato hanno tenuto fede all’impegnativo cognome, amando davvero la loro attività a soddisfazione dei pur esigenti palati lumezzanesi. «Senza mai litigare», sottolinea il primogenito Tommaso. Tuttavia due dei sei fratelli sono rimasti nel settore: Daniele ha risalito il continente per approdare a Londra, dove ha aperto tre pizzerie, mentre Alessandro gestisce il punto di asporto di piazza Paolo VI. Con gli Amato si chiude un’epoca di «servizio» che merita un forte applauso finale. Tra l’altro «Sampei», vocabolo giapponese, significa «pescatore»: un refolo di lieve malinconia per il Ravello della loro origine.
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