La vita in un Cpr: «Degrado e nessun letto: solo un materasso a terra»

L’europarlamentare Ilaria Salis, durante l’ispezione a sorpresa al Cpr di via Corelli a Milano, lo aveva definito «un inferno nel cuore della città, un luogo che non dovrebbe esistere». L’esponente di Avs in quel posto a marzo si era fermata soltanto pochi minuti, ma chi in questo momento sta vivendo tra quelle mura non ha usato parole molto diverse. Amin, 34enne marocchino che ha legami anche con la provincia di Brescia, ha definito il Centro di Milano – che nel 2023 venne sequestrato dalla Procura per frode in pubbliche forniture e turbativa d’asta – un luogo «di assoluto degrado, sporco e alienante».
Amin, da quanto tempo si trova al Cpr di via Corelli e quali sono le condizioni?
«Sono qui da martedì, sono solo due giorni. Ma per me non è la prima volta. Ero stato qui, per circa una settimana, nel 2022, quando le autorità mi avevano tolto i documenti. Ma posso dire che non è cambiato nulla: un posto di totale degrado, sporco e alienante. Dormo in una stanza con altre due persone: non ci sono letti, ma tre materassi buttati a terra senza lenzuola: c’è solo una coperta. I bagni, condivisi con le altre persone, sono luridi: sporcizia e un odore nauseante».
Come passa le giornate all’interno del Cpr?
«Non c’è molto da fare: quando sei stanco ti sdrai sul materasso, quando sei stufo ti alzi e fai due passi. Così per tutto il giorno. C’è un piccolo televisore nella sala comune, ma non si vede nulla. Non ci sono libri, non c’è nemmeno un mazzo di carte per far passare il tempo. Ma la cosa più brutta è che non so nulla del mio destino, non ci dicono niente».
Scusi Amin, ha detto che nel 2022 le hanno tolto il permesso di soggiorno. Per quale motivo?
«Ho avuto dei problemi con la giustizia per detenzione e spaccio di droga. I miei guai sono iniziati proprio in quel momento».
E prima cosa faceva? Come era la sua vita?
«Sono arrivato in Italia, in maniera clandestina, salendo a bordo di una nave senza farmi vedere in Marocco. Un viaggio di 15 giorni nel Mediterraneo fino a Pantelleria. Avevo poco più di 20 anni, volevo cambiare vita, conoscere il mondo. Poi ho cercato di fare qualche lavoretto e nel 2015 mi sono sposato con una ragazza italiana e sempre in quell’anno ho ottenuto il permesso di soggiorno. In quegli anni vivevo a Grezzago, dove ho svolto diversi lavori: per alcuni anni ho gestito anche un bar. Poi l’arresto per droga nel 2017 e nel 2022 mi hanno tolto i documenti. Inoltre, ho avuto dei problemi con la mia ex moglie: non ho ancora ottenuto il divorzio e c’è in corso un processo per stalking, anche se respingo tutte le accuse».
Come ha fatto in questo periodo a mantenersi?
«Ora vivo a Cernusco con la mia nuova ragazza. Ho svolto qualche lavoretto in nero. Anche martedì, quando sono andato in Questura con il mio avvocato, indossavo le scarpe da lavoro sporche di pittura».
In Questura con l’avvocato?
«Sì, mi ero presentato per una pratica di cui al momento non posso parlare. Ed è in quel momento che mi hanno portato al Cpr. Ora spero di ottenere presto delle risposte, perché qui le condizioni sono serie e critiche».
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