Nei piccoli Comuni di montagna il Piano di emergenza non può essere solo un fascicolo da conservare in Municipio: deve diventare conoscenza condivisa, lettura approfondita del territorio e anche prontezza operativa. È da questa prospettiva che Mauro Testini, ex sindaco di Vione e oggi assessore, guarda alla Protezione civile: con lo sguardo di chi amministra un paese di poco più di 600 abitanti e con l’esperienza maturata in tanti anni in Valcamonica. «Abbiamo la struttura di un piccolo paese ma possiamo contare su un gruppo di Protezione civile radicato e operativo» spiega.
Un gruppo che, nella logica dell’Unione dei Comuni dell’Alta Valle Camonica, lavora anche oltre i confini di Vione. L’Unione comprende sei Municipi: Ponte di Legno, Vezza d’Oglio, Temù, Vione, Incudine e Monno. «I gruppi di riferimento sono quelli di Vione e Incudine: un intergruppo che interviene su tutti i Comuni». Anche i Piani seguono questa logica: ogni Comune ha il proprio, ma la gestione è coordinata. «Come Unione ne abbiamo predisposto uno per ciascun paese, ma la parte gestionale è organizzata insieme. Occorre pensare al fatto che insieme fatichiamo ad arrivare a 6mila abitanti».

Le emergenze
Il quadro è reso più delicato dalle dinamiche turistiche di Ponte di Legno e dalle aree protette Stelvio e Adamello. Per Testini il punto centrale è non confondere il Piano con la realtà. «Ogni emergenza è un mondo a sé. Le regole servono, ma devono camminare insieme alla conoscenza del territorio».
Il rischio è che il piano perda la sua funzione: rendere operativi in tempi brevi. «E questo si fa stando sul territorio, vivendolo giorno per giorno». La Protezione civile, in questo senso, non è solo procedure bensì anche memoria. «Il piano è un pezzo di carta che rischia un impoverimento con il cambiamento climatico» aggiunge Testini. Lo si vede in Val Vallaro, dove quasi ogni anno si presenta un’emergenza: «Certe vicende possono ripetersi e i numeri confermano il cambio di passo - conclude -: negli ultimi vent’anni abbiamo avuto una decina di eventi disastrosi. In passato la media era di quattro ogni cento anni». Da qui piani aggiornati, esercitazioni e popolazione informata: «La soluzione sta nelle squadre, nelle persone che osservano il territorio e imparano a riconoscerne i segnali».



