Via Sante Marie 3, la residenza di 563 persone senzatetto

Sono raddoppiati rispetto al 2018: tanti Comuni non hanno istituito la via fittizia che mette al sicuro i diritti
Via Sante Marie del Mare si trova sotto il cavalcavia Kennedy © www.giornaledibrescia.it
Via Sante Marie del Mare si trova sotto il cavalcavia Kennedy © www.giornaledibrescia.it
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Le luci e il frastuono della città concedono poche ore di silenzio e di sonno. I passi che risuonano su sampietrini e porfido sembrano nenie minacciose. I commenti dei passanti, spesso, sono lame. Nicola è un veterano della strada: questo è l’undicesimo inverno che trascina zaino e coperte di portico in stazione, di garage in sottopasso, di paese in paese: è partito da Montichiari, è stato a Ghedi, poi a Mazzano, ma alla fine è approdato a Brescia. In quell’altra vita, quella «fatta di normalità» come la chiama lui, era un autotrasportatore. «Poi ho perso il lavoro e da lì è stata una discesa a piede libero. Avevo 53 anni. All’inizio ho cercato un impiego che non trovavo mai: la disperazione mi ha portato ad attaccarmi a qualche bottiglia di troppo. Poi ho perso la casa e, da quel momento, per lo Stato non sono più stato nessuno. Senza patente, senza carta d’identità, senza assistenza sanitaria».

Il suo viaggio verso la riconquista dei diritti essenziali è lo stesso compiuto in questi anni da altre centinaia di persone: la meta è il capoluogo, l’obiettivo è ottenere la residenza al civico 3 di via Sante Marie del Mare. Una via fittizia, frutto di una «finzione giuridica» che tuttavia produce effetti reali. Per riuscirci, però, deve prima ottenere un requisito fondamentale: avere un luogo in cui fissare il domicilio.

Un paese in città

Cosa se ne fanno i senza tetto di un indirizzo di fantasia, quando hanno bisogno di cibo, beni di prima necessità e lavoro? Se ne fanno, eccome. Avere una residenza è il primo passo per tornare (letteralmente) al mondo. Senza un recapito postale nessuno ha la possibilità di ricominciare. Nome, cognome e residenza sono la base per accedere a tutto: documento d’identità, tessera sanitaria e assistenza medica, assegnazione di una casa popolare, fine pena, permesso di soggiorno, sussidi. Ecco perché raggiungere il capoluogo diventa per molte persone una necessità.

Via Sante Marie del Mare è la residenza di molti, ma non ha abitazioni né numeri civici. Prende il nome dalla città francese (Saintes Maries de la Mer) dove ogni anno si tiene la festa dei gitani, che arrivano da tutta Europa. È una lingua di cemento nascosta dal cavalcavia Kennedy e «chiusa» dal parco Tarello; su uno dei due muri che la delimitano è impressa una frase che dice così: «ognuno merita il regime che sopporta: poesia di strada e assalto poetico». Di giorno, è riempita dalle auto parcheggiate, la sera si vuota. A terra c’è qualche cartone, una coperta, un maglione infeltrito. Sono le uniche tracce di una «casa improvvisata» nelle ore più buie. Eppure quella manciata d’asfalto è formalmente casa di 563 persone, una sorta di paese virtuale in città.

Una legge invisibile

Sono pochi, pochissimi, i Comuni che hanno istituito la «via fittizia» che consente l’iscrizione anagrafica delle persone senza dimora. Uno dei pochi territori che lo ha fatto è, appunto, Brescia. Eppure la legge che sancisce la necessità di questa strada non è «giovane»: risale al 1954 ed è stata poi ripresa dalla circolare Istat del 1992, secondo la quale «ogni ufficio anagrafe deve inserire la persona senza tetto nel registro della popolazione residente istituendo una via fittizia».

Il risultato è che dal 2018 ad oggi le persone «di casa» in via Sante Marie del Mare, in città, sono raddoppiate. Dei 563 residenti attuali, 231 sono stranieri e 332 sono italiani: di questi ultimi, quelli nati nel capoluogo sono solo 165, tutti gli altri provengono da fuori Comune. Non tutti lo fanno volentieri: c’è chi sarebbe rimasto dove è cresciuto, «ma - spiega Nicola - diventa una questione di sopravvivenza». Perché chi riacquista la residenza «riconquista il diritto di esistere». Chi la perde perché finisce in strada, invece, non ha più il diritto al voto, al gratuito patrocinio, alla riscossione della pensione, a iscriversi al collocamento. Perde, soprattutto, il diritto all’assistenza sanitaria (tranne il pronto soccorso) e al welfare.

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