Macerie e rifiuti: la situazione in via Montello dopo l’incendio

Che qualcosa proprio non stia andando per il verso giusto è evidente già appena si varca la porta dell’androne condominiale, dove a dare il «benvenuto» a chi entra sono cumuli di macerie, polvere e rifiuti. Il resto si nota subito dopo: bruciature sui muri, porte sigillate, l’odore acre di fumo che non se ne va. Nelle case popolari di proprietà comunale che stanno nelle vie Monte Cengio e Montello, dove vivono decine di famiglie, la normalità si è fermata a settembre, dopo l’ennesimo incendio («doloso, lo hanno appurato» assicura chi ci abita). Da allora, ossia dal rogo numero tre, cantine e garage sono del tutto inaccessibili.
Le condizioni
«Non possiamo più scendere giù da settembre» racconta una residente affacciandosi dal ballatoio. «Là sotto c’è di tutto: rifiuti, oggetti accatastati, sporcizia. E la paura è che succeda di nuovo». È il terzo incendio in pochi mesi e i segni sono ancora visibili: muri anneriti, contatori bruciati, fuliggine. Nel cortile condominiale, un ammasso di biciclette arrugginite forma un piccolo «cimitero urbano», simbolo del degrado che i residenti denunciano.
A peggiorare la situazione, poi, ci si mette l’assenza di un piano antincendio: i locali sotterranei – è la denuncia – non hanno alcuna misura preventiva, né sistemi di allarme o estintori funzionanti: per questo è ancora vietato loro accedere. E sempre per questo hanno paura che il rischio di nuovi roghi continui a rimanere alto.
L’interrogazione
Stanchi di aspettare, alcuni inquilini (o, meglio: i figli dei tanti residenti anziani) si sono rivolti al consigliere Carlo Andreoli (Fratelli d’Italia), che nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo per constatare di persona la situazione. Nasce da qui l’interrogazione a sua firma che sarà (verosimilmente) discussa domani in Consiglio comunale, quando chiederà alla Loggia tempi e modalità d’azione.
In particolare, nel testo il consigliere parla di «situazione di pericolo e abbandono» e sollecita la bonifica e messa in sicurezza delle cantine e dei garage, l’adozione di un piano antincendio, e misure per impedire accessi abusivi. «Il Comune, proprietario degli alloggi, ha il dovere di garantire sicurezza e decoro» ricorda Andreoli, che chiede anche la rimozione dei detriti ancora presenti. In via Monte Cengio, intanto, gli abitanti convivono con l’odore acre del fumo e l’incertezza.

Dignità
Questa vicenda non è un caso isolato, ma riflette un problema più ampio delle case popolari a Brescia, dove l’emergenza abitativa e la mancanza di manutenzione si incontrano in un mix pericoloso. Quando gli alloggi pubblici non sono messi in sicurezza e i locali di servizio restano inaccessibili o degradati, la differenza tra residenza dignitosa e precarietà diventa sottile. Il diritto a una abitazione dignitosa resta sospeso tra promesse e attese, mentre il rischio e il degrado quotidiano continuano a crescere.
La sicurezza, il decoro e l’accesso effettivo agli spazi comuni diventano così indicatori concreti di quanto l’ente pubblico (il Comune in questo caso, l’Aler in altre situazioni) sia in grado di garantire il ruolo sociale delle proprie case. Domani, in Consiglio, si attendono risposte. I residenti, invece, aspettano da mesi un gesto concreto, che riporti sì la sicurezza, ma soprattutto che riconosca loro dignità, valore e diritto che dovrebbe prescindere dal reddito.
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