Una marcia per la pace con 1.300 cuori uniti contro ogni conflitto
È stata la Marcia per la pace più partecipata di sempre. Oltre 1.300 persone si sono ritrovate ieri a Caionvico, davanti alla parrocchia di Padre Kolbe, attorno all’albero di kaki di Nagasaki - pianta simbolo, sopravvissuta alla bomba atomica - da sempre punto di partenza della manifestazione. Un abbraccio collettivo, silenzioso e determinato, che ha unito generazioni diverse sotto il segno di una speranza condivisa.
«La sua presenza silenziosa - ha rimarcato Lino Molinari, tra gli organizzatori - ci ricorda che la vita può rinascere anche dalle ferite più profonde. La resilienza è una forma di pace».
La luce di Betlemme
Ad aprire il corteo, due giovani con in mano la luce della pace di Betlemme, la fiamma accesa ogni anno nella Grotta della Natività e diffusa in tutta Europa dagli scout. «Custodire quella luce - è stato detto - significa tenere viva l’idea che la pace va curata e trasmessa».
Tra i momenti più significativi, la partecipazione per la prima volta di una piccola comunità di cristiani cinesi, segno che il messaggio della marcia coinvolge un numero sempre più ampio di culture e popoli.
La manifestazione, giunta alla ventesima edizione, è promossa dalla Tavola della pace Brescia Est con la collaborazione di numerose associazioni, parrocchie e il sostegno delle amministrazioni di Brescia, Rezzato, Botticino, Mazzano, Castenedolo, Borgosatollo, Collebeato e Bovezzo, rappresentate ieri da sindaci e assessori.
Tema centrale è stato il messaggio di Papa Leone: «Per una pace disarmata e disarmante». Parole riprese durante le soste lungo il percorso, in particolare davanti al Santuario della Madonna di Valverde a Rezzato, dove è stato rivolto un invito alla cittadinanza a diventare «parte attiva nella costruzione della pace». Dai gesti quotidiani alle parole gentili, è stato detto, è possibile promuovere una cultura di pace concreta.
«Siamo qui per costruire ponti e non muri - è stato ribadito -. In un tempo di conflitti e stragi, cresce la volontà di stare insieme per un futuro diverso».
L’ultimo tratto ha condotto i partecipanti al monastero francescano di Rezzato, dove sono stati accolti dalle Suore missionarie francescane di Maria Immacolata e da monsignor Palamini. Nel giardino del convento Molinari ha consegnato la luce della pace alla superiora, Suor Maria Concetta: «Chi meglio di voi - ha detto - può custodire un bene così prezioso, trasformandolo in preghiera e testimonianza».
A concludere la marcia le parole di Stefania Romano, presidente delle Acli bresciane: «Papa Leone ci invita a non accettare ciò che è evitabile. La pace disarmata rinuncia alla forza delle armi ma è esigente: educa alla parola e all’ascolto».
Infine un monito rivolto all’Europa, «che deve investire nella pace e non nelle armi», e un invito all’impegno personale: «La pace ci riguarda tutti. Non è solo fatta di grandi decisioni, ma anche di gesti semplici, umani. È possibile, ma richiede coraggio. Ogni giorno dobbiamo sceglierla».
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