Cronaca

Tragedia in via Milano, uomo muore al freddo su una panchina

Originario dell’Uzbekistan, del 42enne i sanitari non hanno potuto che constatarne il decesso
Roberto Manieri

Roberto Manieri

Giornalista

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Clochard morto in via Milano

Lo hanno trovato stamattina riverso su una panchina di un parco nella zona di via Milano, tra via Donegani e via Bagnadore. Nel giardinetto un 42enne dell'Uzbekistan aveva trovato uno spazio per vivere la difficoltà del suo disagio fisico. Minato dalla malattia, il suo fisico non ha retto il rigore della notte scorsa.

Tragedia in un parco di via Milano, morto un uomo su una panchina
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Tragedia in un parco di via Milano, morto un uomo su una panchina

La tragedia

Chi lo ha visto stamattina ha chiamato i soccorsi tuttavia i sanitari intervenuti con un’auto medica e un’ambulanza non hanno potuto far nulla se non constatarne il decesso. Il 42enne è morto così abbracciato al suo stesso cappotto logoro con cui chi abita in zona lo vedeva trascinarsi nelle aree pubbliche di via Milano. Chiedeva ogni tanto un aiuto, una sigaretta, parlando un italiano stentato dal forte accento dall’est.

Chi lo ha visto questa mattina avvolto nel suo bozzolo di stracci per trascorrere la notte ha detto che sembrava che dormisse: il suo cuore ha cessato di battere pare ancora nelle prime ore del mattino. Sul posto per i rilievi una pattuglia della Questura di Brescia e gli uomini del comando della polizia locale di via Donegani.

Il cordoglio della Loggia

«Sono profondamente dispiaciuta per la morte di questa persona, avvenuta nella nostra città. Quando una vita si spegne in condizioni di solitudine e fragilità è una ferita per tutta la comunità», ha commentato la sindaca Laura Castelletti.

«Brescia, come altri capoluoghi, è spesso luogo di passaggio per uomini e donne senza fissa dimora, che si fermano per un periodo e poi proseguono il loro cammino. Storie difficili, segnate da problemi economici, sanitari e personali, che rendono ogni situazione diversa e complessa. Questa vicenda ci richiama a una responsabilità precisa, umana prima ancora che istituzionale. Come amministrazione lavoriamo ogni giorno, assieme ai servizi sociali e al terzo settore, per offrire accoglienza, supporto e percorsi di aiuto a chi vive in condizioni di grave fragilità. Non sempre, però, è semplice intercettare o convincere le persone ad accettare un sostegno, dietro ogni scelta ci sono vissuti complicati che vanno rispettati. Questo non riduce il nostro impegno. Al contrario, ci spinge a fare di più, per rafforzare la rete di protezione e per costruire una città capace di non lasciare indietro nessuno».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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