Cronaca

Tragedia di Bovezzo, i ricordi: «Resta un trauma per la comunità»

Bazzani, all’epoca consigliere comunale: «Incessanti i soccorsi». L’ex assessore di Brescia Fondra: «Il senso civico del mio amico Bobo». La sindaca Ghidoni: «Non saranno dimenticati»
Barbara Fenotti
Le ricerche dopo l'esplosione di via Brede a Bovezzo
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Le ricerche dopo l'esplosione di via Brede a Bovezzo

Venticinque anni possono essere considerati un periodo di tempo lungo o corto: dipende da cosa si è vissuto e da come si è riusciti a elaborare questo vissuto.

Gianluigi «Gigi» Fondra, già assessore del Comune di Brescia e all’epoca dello scoppio della palazzina di via Brede migliore amico di Roberto «Bobo» Archetti, mompianese di nascita e di formazione come lui, dice di ricordare come se fosse ieri quella giornata. «Un mio vicino di casa mi disse di aver appena sentito alla radio che era saltata in aria una casa in via Brede, a Bovezzo - ricorda Fondra -. Sapevo che in quella via abitava Bobo, quindi non ci pensai due volte e da Mompiano mi misi in macchina. Nemmeno dieci minuti dopo ero davanti a casa sua: era collassata su se stessa a causa dell’esplosione. Una scena forte».

Parlarne, per lui, ancora oggi non è semplice. «Seppi subito dai Vigili del fuoco che la moglie si era salvata - rammenta -. In seguito apprendemmo che Bobo e Luca non erano stati altrettanto fortunati. Avevano da poco fatto ritorno dalla messa a Mompiano quando il fatto è accaduto e lui, Bobo, l’avevo visto giusto il giorno prima: eravamo molto legati».

Gianluigi Fondra
Gianluigi Fondra

Fondra e Archetti, al quale nel 2013 è stata intitolata la fondazione di partecipazione con sede in Valle di Mompiano, avevano una affinità politica e insieme sono stati promotori e animatori di diverse cause d’impegno civile. Una su tutte, l’occupazione non violenta del parco Castelli, che all’epoca era un campo incolto. «Quando venimmo a conoscenza del fatto che l’allora assessore allo Sport intendeva costruirci un parcheggio a servizio dello stadio - spiega Fondra -, io tagliai il lucchetto del cancello e occupammo pacificamente l’area. Nel giro di due mesi la gente iniziò a frequentare la zona, quindi l’assessore all’Urbanistica dell’epoca venne a trovarci e ci disse che il parco sarebbe stato riconosciuto: fu il secondo parco urbano di Brescia dopo il Ducos».

Antonio Bazzani
Antonio Bazzani

A conservare un ricordo vivido di quel 2 aprile 2000 è anche Antonio Bazzani, oggi assessore ed ex primo cittadino di Bovezzo, all’epoca consigliere comunale. «Fu una giornata terribile - afferma -. Il sindaco Favalli coordinò i soccorsi in maniera incessante e come assessore alla Protezione civile della Comunità montana intervenni a supporto dei soccorsi con alcune squadre di volontari della Valle, perché all’epoca il gruppo comunale di Bovezzo non si era ancora costituito. Sono certo che ogni bovezzese si ricorda ancora oggi cosa stesse facendo nell’istante dell’esplosione».

Un gruppo di Protezione civile locale ancora non c’era, mentre il Cosp (Centro operativo di soccorso pubblico) era già in attività. Sabrina Sanna e suo marito Fabio Clerici, i volontari più longevi con quasi quarant’anni di servizio alle spalle, quel giorno non erano in servizio ma vennero chiamati dal presidente un attimo dopo l’esplosione. «Abbiamo lasciato nostro figlio, che allora aveva cinque anni, dalla nonna e ci siamo precipitati alla sede del Cosp - ricordano -. Facevamo parte della cerchia di volontari coinvolti in esercitazioni di Protezione civile: per quello fummo chiamati». In servizio c’era già una squadra (uno di loro si mise a cercare i dispersi con la palazzina ancora fumante), quindi Sabrina e Fabio si occuparono di allestire al Cosp il campo per gli sfollati, che venne poi però rimpiazzato da quello della Croce Rossa.

Sara Ghidoni
Sara Ghidoni

Da allora a oggi: «Col tempo - afferma la prima cittadina Sara Ghidoni - lo sgomento e il dolore collettivi si sono trasformati nel desiderio di commemorare queste vite così drammaticamente spezzate anzitempo. Non li dimenticheremo». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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