Traffico illecito di beni culturali: recuperati sei reperti a Brescia
Sei reperti archeologici di straordinario valore storico e culturale, databili tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C., sono stati recuperati e restituiti allo Stato grazie a un’operazione congiunta del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per Bergamo e Brescia, sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria di Brescia.
I beni, di rilevante interesse archeologico, erano nella disponibilità di un privato residente nel territorio bresciano, privo di documentazione idonea a dimostrarne la legittima provenienza. Il loro rinvenimento è stato possibile grazie a una lunga attività investigativa, affiancata da un costante monitoraggio del mercato dell’arte – gallerie, case d’asta e istituzioni museali – e dal contributo di esperti del settore archeologico ed epigrafico.
I beni recuperati
Tra i reperti recuperati spicca un’urna cineraria in marmo con coperchio, di eccezionale valore storico e scientifico. L’opera era già nota alla comunità degli studiosi perché pubblicata nel Corpus Inscriptionum Latinarum ed era attribuita alla prestigiosa collezione Giustiniani di Roma, considerata dispersa dalla fine del XIX secolo. L’urna era stata vista per l’ultima volta a Palazzo Giustiniani, oggi sede di rappresentanza del Senato della Repubblica.
Completano il nucleo dei reperti alcune stele funerarie, in parte di provenienza capuana e in parte riconducibili all’area romana e campana, alcune delle quali già note in letteratura archeologica.
Dove finiranno ora
Secondo le indicazioni del Ministero della Cultura, l’urna in marmo sarà destinata al Museo Nazionale Romano-Palazzo Altemps, con la possibilità di una successiva esposizione temporanea presso il Senato della Repubblica. Le stele capuane saranno invece affidate alla Direzione regionale Musei nazionali Campania, per un eventuale deposito ed esposizione al Museo provinciale di Capua.
Il recupero rappresenta un risultato di rilievo nella lotta al traffico illecito di beni culturali e consente a opere di eccezionale importanza storica di tornare nella disponibilità pubblica, restituite alla loro funzione primaria di studio, tutela e fruizione collettiva.
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