Cronaca

Traffico di armi in Russia, gli Usa chiedono l’estradizione di un bresciano

È un 28enne di Gardone Valtrompia. Cinque i reati contestati: la Procura generale ha già dato parere favorevole
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Un fucile militare di fabbricazione americana smontato
Un fucile militare di fabbricazione americana smontato

Fucili, munizioni e componenti militari acquistati negli Stati Uniti e, secondo l’accusa, destinati in realtà alla Russia attraverso una rete di società europee e triangolazioni commerciali con Paesi dell’Est. Un caso internazionale con al centro un 28enne imprenditore bresciano originario di Gardone Valtrompia, famiglia di armieri e residente sul Garda, per il quale gli Stati Uniti hanno chiesto l’estradizione.

Le accuse

Cinque i reati contestati dagli Usa: associazione a delinquere finalizzata alla violazione della legge su esportazione di armi, alla commissione di frodi telematiche, al riciclaggio di denaro, esportazione illecita di articoli dagli Stati Uniti e presentazione di false informazioni elettroniche sulle esportazioni.

A ricostruire quello che ha tutti i contorni di un intrigo internazionale è la requisitoria firmata il 3 settembre da un sostituto procuratore generale di Brescia. Sette pagine che evidenziano gli elementi investigativi raccolti dall’Fbi, con una conclusione precisa: la richiesta alla Corte d’Appello – che dovrà dire l’ultima parola italiana – di pronunciare sentenza favorevole all’estradizione.

Secondo chi indaga il bresciano avrebbe operato con un cittadino sloveno e una donna russa, utilizzando società costituite in Slovenia e Austria per acquistare materiale bellico da aziende americane, nascondendone la reale destinazione. I fatti sono collocati tra febbraio 2022 e dicembre 2025.

Gli atti

Il 28enne, che dopo essere stato arrestato a fine estate ora è sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiano alla polizia giudiziaria, con i due indagati stranieri, avrebbe acquistato «fucili, munizioni intere o di loro parti ad elevata capacità offensiva e di impieghi tipicamente militari», sfruttando società che si presentavano alle aziende americane come destinatarie della merce. Una rappresentazione che per gli investigatori statunitensi sarebbe falsa. Le forniture sarebbero state acquistate «sulla base delle false indicazioni fornite dagli indagati in ordine al Paese – alla società realmente destinatari della merce, violando così sistematicamente i divieti di riesportazione e le restrizioni imposte dalle autorità statunitensi».

Le armi sarebbero finite soprattutto in Russia, ma anche in Armenia e Kirghizistan. Tra i soggetti coinvolti nelle operazioni finite sotto i riflettori della magistratura compare anche il nome di Sergey Zharnovnikov, indicato come trafficante d’armi, che ha confessato un anno fa ed è stato condannato nel giugno 2025. Le accuse nei confronti del bresciano derivano da «acquisizioni documentali, accertamenti bancari, la messaggistica acquisita», ritenuti indicativi delle triangolazioni commerciali e finanziarie. La requisitoria richiama inoltre il presunto obiettivo di impedire, attraverso restrizioni normative e doganali, «l’approvvigionamento di materiale bellico da parte delle Forze Armate Sovietiche».

In aula a dicembre

Già il 31 luglio scorso il Gran Giurì del Tribunale distrettuale orientale di New York aveva disposto il rinvio a giudizio e il conseguente mandato d’arresto per il 28enne di Gardone Valtrompia. Secondo la Procura generale, gli elementi raccolti «evidenziano una solida piattaforma probatoria, più che sufficiente ad integrare una base ragionevole ai fini dell’estradizione».

A dicembre è prevista l’udienza davanti alla Corte d’appello di Brescia che dovrà decidere se accogliere la richiesta partita dagli Usa e rafforzata dagli inquirenti italiani. Perché oltre alla Procura generale anche la Procura ordinaria ha dato parere favorevole escludendo «l’esistenza di ragioni ostative alla concessione dell’estradizione derivanti dalle indagini pendenti in Italia». La Procura generale ritiene inoltre che sussista il requisito della doppia incriminazione previsto dagli accordi internazionali.

E a tal proposito nelle scorse settimane il giovane ha subito una perquisizione e come lui anche i genitori titolari di un’armeria. L’ipotesi contestata è quella di tentata introduzione in Italia, in vista di una riesportazione illecita, di 200mila proiettili calibro 50. In questo secondo filone di inchiesta il bresciano è indagato tra gli altri con Manfred Gruber, già condannato negli States a 18 mesi di carcere, dopo aver patteggiato la pena, per l’esportazione illegale di munizioni verso la Russia. Le forniture, dal valore di 540mila dollari, sarebbero transitate attraverso imprese italiane e il Kirghizistan.

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