Cronaca

Torre Cimabue, due ascensori per 560 inquilini delle case popolari

Dopo le proteste si è aperto il dialogo con la Loggia e si vedono i primi interventi: «Fra tre settimane faremo il punto». Ma resta il nodo rifiuti
La torre Cimabue di San Polo - Foto Neg © www.giornaledibrescia.it
La torre Cimabue di San Polo - Foto Neg © www.giornaledibrescia.it

Sul pianerottolo del tredicesimo piano l’ascensore non arriva. Si sente il rumore che parte, si ferma, riparte, poi niente. Mariam guarda l’orologio, guarda le figlie con gli zaini già in spalla: dopo venti minuti capisce che l’attesa sarà ancora lunga. Prende gli zaini, uno per mano, e imbocca le scale. Cade tra il decimo e il nono piano. Dieci giorni di prognosi. Al piano terra, sul primo ascensore, un foglietto «griffato» incollato con lo scotch recita: «Fuori servizio, ci scusiamo per il disagio». È lì da due mesi. L’altro ascensore funziona a singhiozzo. Ne restano due, ammaccati, con le fessure. Due ascensori funzionanti per 560 persone, di cui 110 bambini. E qui, alla torre Cimabue, un ascensore rotto non è un fastidio: è una frattura nella giornata di centinaia di famiglie.

Il dialogo con la Loggia

Le madri sole sono le prime a uscire, le ultime a rientrare. Escono quaranta minuti prima, per non restare sospese: significa organizzare la giornata attorno a un guasto costante. Il palazzone è di proprietà del Comune, la gestione è di Aler e spesso, quando qualcosa si inceppa, la responsabilità scivola tra le scrivanie. Gli inquilini questo rimpallo lo conoscono a memoria: per questo l’ultima assemblea organizzata da Diritti per tutti e coordinata da Umberto Gobbi è stata diversa: oltre sessanta persone, molte più del solito e molto più esasperate.

Il cartello affisso sull'ascensore fuori uso da due mesi - Foto  © www.giornaledibrescia.it
Il cartello affisso sull'ascensore fuori uso da due mesi - Foto © www.giornaledibrescia.it

Dopo la conferenza stampa, su input della sindaca Laura Castelletti, l’assessore Marco Fenaroli e il dirigente del settore Edilizia abitativa, Gianpiero Ribolla, hanno incontrato una delegazione di inquilini e qualcosa si è mosso. Le scale, sporche da otto mesi, sono state pulite; una parte dei rifiuti accatastati nel cortile e rimasti accumulati per ben otto mesi è stata rimossa. La prossima promessa è di intervenire nei garage, dove le carcasse d’auto sono diventate delle discariche.

Si promette un potenziamento delle pulizie, come pure di organizzare degli incontri pianerottolo per pianerottolo per spiegare - con il supporto di interpreti - le regole della raccolta differenziata, per capire chi non ha la tessera per conferire gli scarti nelle calotte e per informare sulle multe. «Misureremo», dicono gli inquilini. Tra tre settimane vogliono un altro incontro, per testare il passaggio dalle parole ai fatti.

Emergenza perenne

Le carcasse delle auto sono diventate discariche -  © www.giornaledibrescia.it
Le carcasse delle auto sono diventate discariche - © www.giornaledibrescia.it

Il punto, però, sono gli ascensori. «Sono a fine vita e finalmente è stato ammesso» riferiscono. Si parla di priorità di intervento per la Cimabue. Di revisione completa. Di cronoprogramma da pianificare. «Quando?», chiedono. Perché qui i tempi non sono un dettaglio tecnico: sono disabili bloccati ai piani alti; sono 50 euro di canone versato per un servizio che non funziona.

Non è la prima crepa. L’autunno scorso oltre una quarantina di appartamenti sono rimasti senza riscaldamento e acqua calda. Adriano ha trascorso l’inverno con un solo calorifero acceso: «Ho pagato quasi mille euro di riscaldamento che non ho avuto». Ora la Loggia assicura una verifica estiva dell’impianto centrale.

Eppure la Cimabue non è solo il suo degrado. Anastasia abita lì da 31 anni, dal suo balcone vede il Castello, la Maddalena, il Duomo e da lì, nonostante il pressing dei figli, non se ne vuole andare: «Quando nevica è uno spettacolo, questa ormai è casa mia e mi trovo bene: abbiamo organizzato un mucchio di feste interculturali quest’anno, è stato bellissimo perché hanno partecipato tantissimi inquilini». È questo il paradosso della torre: una comunità che resiste mentre le strutture cedono.

La signora Anastasia -  © www.giornaledibrescia.it
La signora Anastasia - © www.giornaledibrescia.it

Come dice Anastasia «si paga meno che fuori», è vero. «Ma si paga» le fa eco Adriano. E soprattutto si aspetta. Si aspetta che la proprietà e il gestore parlino la stessa lingua e che la parola «priorità» diventi un cantiere, con date e operai al lavoro. Altrimenti resta solo quel foglio appeso con lo scotch. E l’idea, più difficile da cancellare, che per chi ha la regia dell’edilizia popolare in certe parti della città il disagio sia diventato una condizione permanente accettabile e non - come dovrebbe essere - un’urgenza da affrontare, un diritto da tutelare e una dignità da preservare. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Leadership e strategiaLeadership e strategia

Il libro di Shai Misan, che applica i principi del gioco degli scacchi alla leadership e alla gestione del cambiamento.

SCOPRI DI PIÙ
Aree naturali protette del bresciano - Ambienti e percorsiAree naturali protette del bresciano - Ambienti e percorsi

La seconda guida Grafo è dedicata al Parco Alto Garda Bresciano, ai parchi dell’hinterland e della pianura orientale.

SCOPRI DI PIÙ