Torbiere del Sebino, il progetto per contrastare la crisi climatica

L’importanza di una riserva naturale, nella fattispecie le Torbiere del Sebino, per contrastare la crisi climatica e la perdita di biodiversità è stato il focus dell’incontro tra esperti, professionisti e cittadini svoltosi sabato a Iseo. Sullo stesso solco, il nuovo presidente dell’ente gestore Marco Pilotti ha evidenziato le principali azioni che caratterizzeranno il suo mandato nei prossimi cinque anni.
In programma
«Proprio perché di vitale importanza per l’ambiente, la Riserva è da quest’anno un sito monitorato dall’Arpa Lombardia – ha ricordato Pilotti – e tra gli obiettivi primari ci saranno la vasca di prima pioggia per lo sfioratore di Provaglio d’Iseo che da decenni introduce nelle vasche delle Torbiere acque inquinate, a discapito dell’ecosistema qui presente. Verrà realizzata una zona filtro denominata ‘Constructed wetland’ tra le vasche più interne e l’area esterna per preservare sempre più la zona protetta, ci sarà il recupero del Fontanì, di altre singole vasche e il potenziamento delle sorgive e delle polle».
Operazioni
Il presidente ha mostrato, tramite immagini aeree, come nel giro di poco più di vent’anni l’acqua presente nell’area della riserva sia andata sempre più prosciugandosi, per interramenti naturali. Senza l’azione dell’uomo, motivo per cui sono nate le Torbiere con l’escavazione della torba, il futuro prossimo della riserva è quello di scomparire. Ai punti sopra detti sono stati aggiunti anche la pianificazione di incendi controllati, il contenimento delle specie invasive con diversi strumenti e il rinnovo del piano di gestione.
Il progetto realizzato nell’ambito del bando BioClima, finanziato da Regione Lombardia attraverso un partenariato pubblico-privato lo scorso anno, ha permesso una serie di azioni ripercorse dal direttore Nicola Della Torre: «La realizzazione di circa 2mila metri quadrati di zone umide ad acque basse per l’avifauna, lo scavo di 500 metri di canale interrato per la riproduzione di anfibi e insetti acquatici, il potenziamento ed il ripristino di habitat comunitari, paludi a Falasco e boschi umidi a Ontano Nero sono indispensabili per recuperare la biodiversità; insieme a questi sono stati piantumati 4.500 arbusti e alberi di dodici specie diverse e 4mila piante palustri di diciotto specie diverse».
Vantaggi
Il botanico Glauco Patera ha sottolineato l’importanza del ripristino delle zone umide e il ritorno spontaneo di quattro specie vegetali considerate estinte, mentre Fausto Leandri, erpetologo, ha approfondito il valore di queste aree come habitat per la microfauna. Greta Cocchi ha condiviso il successo dei percorsi didattici con gli studenti, tra cui campi estivi e scuola in natura e Nadia Vivante per conto del gruppo donne ConfapiD Brescia ha dimostrato come le aziende possano avere un ruolo attivo nella tutela ambientale. Il progetto infatti è stato sostenuto da Regione Lombardia per 267mila euro e da fondi privati per 84mila euro; la Riserva ha contribuito per 35mila euro.
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