Cronaca

Svastiche a due passi da piazza Loggia, oltraggioso schiaffo a Brescia

Amaro risveglio ieri per la città con decine di simboli nazisti apparsi anche sui monumenti
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Le svastiche comparse in centro a Brescia
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Le svastiche comparse in centro a Brescia

Un risveglio all’inferno. E se l’immagine sembra un’iperbole è solo perché persino il simbolo più terrificante dell’era contemporanea pare oggi svuotato di senso. Il senso, però, resta. E Brescia non dimentica.

All’alba

Il tracciato dell’orrore è scandito da decine di svastiche, che sin dall’alba di ieri hanno attirato occhi sgranati e volti increduli dei bresciani: a finire macchiato di inchiostro e odio sono il muro del liceo Gambara lungo via Trieste (dove i vessilli impressi sono una decina), una fontana del centro storico e le pareti esterne di alcuni edifici in corso Magenta.

Poi, l’ultima svastica appare sul basamento della statua «Bella Italia» in piazza della Loggia. A cinquanta passi da lì mezzo secolo fa otto persone persero la vita e altre centodue rimasero ferite mentre manifestavano contro l’onda neofascista. Corsi e ricorsi storici. Per la sindaca Laura Castelletti è «un palese affronto all’anima democratica e inclusiva della nostra città. Non ci faremo condizionare da chi, con azioni becere, pensa di intimidire istituzioni e cittadini seminando paura e odio».

Lo sdegno

Ed è tutta la politica locale ad aver alzato un muro in difesa di Brescia: se Michele Zanardi, segretario provinciale del Pd, parla di atti che «non sono semplici espressioni di dissenso, ma segnali di un clima di intolleranza che deve essere fermamente respinto da tutti, indipendentemente dall’orientamento politico» il centrodestra definisce il raid «una macchia per la nostra città e un’offesa ai valori di pace, democrazia e solidarietà che ci uniscono. Brescia deve rimanere unita nella condanna di simili manifestazioni di odio». Queste le parole messe nero su bianco dai consiglieri di minoranza Paolo Fontana, Fabio Rolfi, Mariachiara Fornasari, Massimiliano Battagliola, Michele Maggi, Giovanni Posio, Mattia Margaroli, Carlo Andreoli, Baldwinder Singh, Massimo Tacconi, Mariangela Ferrari e Giovanni Viviani.

Corale anche il messaggio firmato dai consiglieri di maggioranza Roberto Omodei, Valentina Gastaldi, Arshad Mehmood, Francesco Patitucci, Francesco Catalano e Francesco Tomasini: «È un gesto che segna un punto di rottura. C’è un prima e c’è un dopo. Non possiamo banalizzare: non solo parliamo di deturpare monumenti con un simbolo che ha un significato preciso ma anche di un gesto fatto in risposta alla manifestazione antifascista organizzata per venerdì».

In Parlamento

E il caso arriva anche in Parlamento. Il deputato del Pd Gian Antonio Girelli si dice preoccupato da «chi crea questo clima di divisione e odio che si è venuto creare in questa ultime settimane, che è esattamente il contrario di ciò che Brescia ha rappresentato nella sua storia». Per la collega di Fratelli d’Italia Cristina Almici «questi gesti non appartengono alla nostra comunità. Si tratta di azioni inaccettabili, che non devono essere minimizzate né giustificate. FdI è e sarà sempre in prima linea nella difesa dei valori di coesione sociale, inclusività e rispetto reciproco».

Per il senatore di Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni «le manifestazioni promosse da organizzazioni neofasciste, che offendono la coscienza civile e democratica, la memoria comune e i valori fondamentali della Costituzione, vanno vietate». Infine, la presidente della Commissione regionale Antimafia Paola Pollini si augura «che i responsabili siano presto identificati e rispondano delle loro azioni nelle opportune sedi».

Provocazioni

La città usata come cornice di una delle più feroci rappresentazioni della violenza umana, vessillo del nazismo e della furia bellica, è l’ennesima provocazione perpetrata in uno dei periodi più tesi del ultimi anni a Brescia. La tensione ha improvvisamente toccato picchi inediti venerdì scorso, quando 500 manifestanti di «Brescia identitaria» hanno marciato al grido di «Brescia è nostra e ci appartiene».

Ecco perché il raid di martedì notte va considerato oltre l’atto vandalico: arriva a un mese dall’ottantesimo anniversario dall’Olocausto, nella città medaglia d’argento per la Resistenza, nella città dove si è consumata una delle stragi politiche più gravi dal Dopoguerra. Quando si parla di estremismi, Brescia non è mai una città come le altre. «Come fai a pensare di far del male a qualcuno in un posto così?», si chiedeva Marco Paolini qualche tempo fa in «Album d’aprile 1974-75». E ora la contro-manifestazione «democratica e antifascista» indetta domani alle 17.30 in largo Formentone assume ancor più significato. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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