Studentesse bresciane bloccate a Singapore: «Sono stanche, ma serene»

Una classe del liceo Newton si trovava lì per una vacanza studio: il loro volo, con scalo ad Abu Dhabi, è stato cancellato a causa dei disordini in Medio Oriente
Claudia Bignotti e Vittoria Di Mezza, studentesse bresciane bloccate a Singapore
Claudia Bignotti e Vittoria Di Mezza, studentesse bresciane bloccate a Singapore
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Sono stanche, ma serene: le studentesse bresciane del liceo Newton bloccate a Singapore sono bloccate in Oriente da qualche giorno. Come nel caso di moltissimi altri bresciani che non riescono a rientrare in Italia, la causa sono i disordini in Medioriente e le conseguenti chiusure degli scali aeroportuali.

La situazione

La classe – una seconda dell’indirizzo Scienze umane – si trovava lì per una vacanza studio. Il rientro era previsto per il giorno successivo all’inizio dei bombardamenti iraniani, ma il volo è stato cancellato a causa di uno scalo che avrebbero dovuto fare proprio negli Emirati, ad Abu Dhabi.

Tra le studentesse bloccate c’è Vittoria Di Mezza, figlia di Fausto Di Mezza, ex assessore al Bilancio del Comune di Brescia che ci racconta come stanno vivendo queste ore. «Il preside del liceo Newton, il dottor Stefano Anzuinelli, sta tenendo rapporti stretti con le compagnie aeree e con l’ambasciata italiana nel Paese», ci racconta.«I genitori sono un po’ spaventati, ma abbiamo piena fiducia in Anzuinelli: è un a persona molto introdotta a Singapore».

Alcune ragazze, spiega, sono già riuscite a rientrare in Italia utilizzando rotte alternative, mentre per il resto del gruppo si stanno cercando nuove soluzioni di viaggio. «Al momento i posti sui voli sono limitati e le alternative risultano già molto richieste. La situazione è comunque sotto controllo. Le studentesse sono seguite costantemente dalle due docenti accompagnatrici e restano in sicurezza a Singapore. Il morale del gruppo resta alto nonostante le difficoltà».

A coordinare le operazioni per il rientro, come anticipato da Di Mezza, è il dirigente scolastico Anzuinelli, che sta lavorando con le agenzie di viaggio per trovare nuove soluzioni che permettano al gruppo di ripartire il prima possibile. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di attendere la riapertura della rotta via Abu Dhabi. In alternativa si stanno valutando altri itinerari, compresi collegamenti attraverso la Cina, anche se molti voli risultano già completi. «La speranza – dice Di Mezza – è di riuscire a organizzare il rientro entro una settimana».

Il rientro programmato

A raccontare la situazione in prima persona è anche lo stesso dirigente Anzuinelli. «Tutto è nato sabato scorso con le prime notizie dei bombardamenti sull’Iran. Io ero lì insieme ai ragazzi, ma ero su un altro volo di Gulf Air. Non sono riuscito a incontrare l’ambasciatore Dante Brandi, ma ho parlato con il console. Mia figlia vive a Singapore e gestisce il nostro ufficio per scambi culturali. Abbiamo monitorato la situazione fin dall’inizio».

Fondamentale è l’intermediazione con chi è in Italia. «Anche se il luogo è sicuro, sono comunque a 10.280 chilometri da casa e i genitori li sanno lontani. È normale preoccuparsi». Anche per questo nel frattempo alcune famiglie hanno scelto soluzioni alternative. «Abbiamo lasciato libertà ai genitori. Alcuni ragazzi hanno preso voli trovati con altre compagnie, a prezzi di mercato più elevati rispetto allo standard». Per le ragazze e le docenti rimaste il rientro è stato riprogrammato un volo con Etihad Airways. «Chi partirà con il volo riprogrammato non dovrà aggiungere un centesimo rispetto al viaggio già pagato e viaggerà con le due professoresse che sono rimaste sul posto». Il piano prevede una partenza nei prossimi giorni e il rientro in Italia il 10 marzo. Non da Singapore, ma dalla vicina Kuala Lumpur. «Abbiamo programmato un trasferimento in bus di circa 280 chilometri. È la soluzione più conveniente anche per gestire i bagagli, che erano ingombranti per le due settimane di permanenza e che avrebbero alzato i costi di un volo interno».

Il dirigente è consapevole della situazione. «Per fortuna non siamo in una zona interessata dagli attacchi. L’emergenza riguardava soprattutto chi si trovava in Barhain, in Qatar o ad Abu Dhabi, così come nelle aree colpite in questi giorni. Messa in sicurezza quella situazione, ora è il momento di aiutare chi è in giro per il mondo, tra cui anche noi».

Il viaggio fa parte di uno scambio culturale consolidato nel tempo. «So che si rischia di passare per viziati, quando si racconta di essere bloccati dall’altra parte del mondo, ma con Singapore collaboriamo da quindici anni. È uno dei luoghi più sicuri al mondo e nelle classifiche scolastiche è sempre tra i primi posti. Qui i ragazzi – senza snobismo, anche se siamo consapevoli della fortuna degli scambi culturali – hanno festeggiato il Capodanno cinese, hanno seguito lezioni a scuola e hanno potuto vedere da vicino cosa significa crescere in uno dei sistemi educativi migliori».

Nonostante l’imprevisto, l’obiettivo è stato dunque mantenere serenità tra studenti e famiglie. «Le ragazze in questo momento sono da casa, ed è comprensibile che sia difficile. Cerchiamo di far sentire a loro e ai genitori che qualcuno si prende cura di loro. Abbiamo prolungato i pernottamenti e riempito le giornate di attività. Speriamo che, nonostante tutto, l’esperienza sia stata positiva».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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