Cronaca

Strage, Lady Golpe c’è e parla: «Nessuna pressione da Giraudo»

«Mio marito a Brescia in quei giorni, su ordine della mamma di Nardi accompagnò un latitante con delle armi»
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Donatella Di Rosa in collegamento video con il processo a Roberto Zorzi - © www.giornaledibrescia.it
Donatella Di Rosa in collegamento video con il processo a Roberto Zorzi - © www.giornaledibrescia.it

Si è fatta attendere. Ma ne è valsa la pena. Al terzo tentativo, anche se da remoto, Donatella Di Rosa si è palesata. E il suo contributo al processo per la fase esecutiva della strage di piazza della Loggia, per il quale è imputato Roberto Zorzi, è risultato decisamente più significativo di quanto le parti, tutte le parti, osavano immaginare alla vigilia dell’udienza.

Sorprese

È probabile che il difensore del neofascista veronese alla sbarra, che l’ha chiamata in aula sostanzialmente per dire il contrario, non immaginasse che la 67enne nota ai più come Lady Golpe, assolvesse il gen. Giraudo ed i suoi metodi investigativi. È altrettanto plausibile che l’accusa non si aspettasse che la donna, condannata per calunnia negli anni ’90 per aver attribuito ai vertici dell’Esercito un tentativo di colpo di Stato, piazzasse l’ex marito a Brescia nei giorni della strage.

Ed è più che possibile che i giudici della Corte non avessero messo in preventivo che, a trequarti di bocca, ammettesse di essere stata avvicinata in tempi decisamente più recenti da sconosciuti, indirizzati a lei da un avvocato con trascorsi nostalgici, per screditare Giraudo, i suoi metodi e la credibilità delle testimonianze che il gen. del Ros ha portato a processo, a partire da quella di Ombretta Giacomazzi.

Relazioni

Di sorpresa in sorpresa l’udienza si è rivelata particolarmente ricca. E senza gossip, come promesso dal presidente Roberto Spanò. Delle intime bizzarrie, che si sono materializzate in uno scambio di più di 6000 messaggi whatsApp tra la testimone e l’investigatore cui la procura ha affidato le indagini sulla bomba del 28 maggio 1974, non s’è proprio parlato. Di Rosa ha escluso di aver avuto una relazione sentimentale con l’investigatore che, in seguito alla sua denuncia, era stato indagato per molestie e subornazione di testimone, e che è stato archiviato nel volgere di pochi mesi. «Giraudo non ha mai cercato di farmi dire cose che non sapevo. Mi ha invitato a ricordare meglio alcuni aspetti. Ma anche dopo aver sollecitato con insistenza la mia memoria – ha detto Lady Golpe – non ho mai messo a verbale nulla che non corrispondesse ai miei ricordi».

Che Di Rosa in precedenza qualche bufala l’abbia piazzata risulta per sua stessa ammissione. «Se l’ho fatto – ha spiegato ieri in aula – è perché me lo imponeva a suon di botte mio marito (l’ex pilota di elicotteri della Folgore Aldo Micchittu, ndr). Prima degli interrogatori, anche su piazza Loggia, mi istruiva. Fu lui, all’inizio degli anni ’90, a farmi dire che a mettere la bomba in era stato Giancarlo Esposti». Un capo espiatorio perfetto – ha fatto notare l’avvocato di parte civile Piergiorgio Vittorini – soprattutto perché è morto due giorni dopo la strage, quindi non è mai stato nelle condizioni di non difendersi e di nuocere.

Macchina del fango

Di Micchittu Donatella Di Rosa ha detto anche altro. «Era alle complete dipendenze di Cecilia Nardi (madre dell’estremista Gianni Nardi, ndr) – ha spiegato Lady Golpe – se lei chiedeva lui eseguiva. Nei giorni della strage Micchittu era a Brescia perché, su suo incarico, doveva accompagnare quello che io ho ritenuto essere un latitante con delle armi. Fu lui stesso a dirmelo. Non mi disse chi fosse quella persona e nemmeno se ciò accadde prima o dopo la strage, comunque in quei giorni. Me lo confermò un antiquario bresciano che si ricordò di avergli venduto un’opera di un certo valore proprio a cavallo della strage».

Logistica del terrore

Di Micchittu a processo, attribuendogli un ruolo nella logistica dell’attentato, recentemente ha parlato anche Gianpaolo Stimamiglio. «Il mio ex marito era un ottimo organizzatore» ha detto Lady Golpe. Sollecitata dall’avvocato di parte civile Paolo De Zan, la testimone ha raccontato anche cosa le capitò dopo la denuncia contro Giraudo. «Mi chiamavano persone per dirmi – ha raccontato – che le cose che avevo denunciato erano accadute anche a loro. Non ho mai saputo chi fossero costoro, anche perché non si presentavano. Quando si seppe dei messaggi, delle foto, dei video che ci siamo scambiati con Giraudo arrivarono ad offrirmi 50mila euro per acquistare il mio telefono e tutto il suo contenuto».

Chi volesse quei file, che l’avvocato Casali non aveva esitato a definire osceni, Di Rosa non ha saputo dire. «Non credo si trattasse di giornalisti – ha spiegato – so solo che l’offerta era arrivata per il tramite del mio avvocato di allora, uno vicino alla destra estrema».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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